Il caso Jane Eyre – Jasper Fforde

Il caso Jane Eire

 

Mio padre aveva una faccia in grado di fermare gli orologi. Non voglio dire che fosse particolarmente brutto era un’espressione usata dalle CronoGuardie per descrivere qualcuno che aveva il potere di ridurre lo scorrere del tempo a rigagnolo ultraterreno. Papà era stato colonnello nella CronoGuardia e parlava molto poco del suo lavoro. Al punto che non sapevamo avesse disertato, finché i suoi compagni cronoguardiani non fecero irruzione una mattina a casa nostra brandendo un mandato di Cattura e Sradicamento con le date in bianco, e ci interrogarono su dove fosse e quando.

Incipit di Il caso Jane Eyre
Jasper Fforde

Il caso Jane Eyre, uscito nel 2006, può appartenere alla categoria comica, al fantasy e al thriller. Un libro accolto non molto calorosamente in Italia caratterizzato da metanarrazione parodia e fantastiche avventure. A me è piaciuto, mi ha conquistato fin dalla prima frase e mi ha fatto vivere tutte le avventure dei libri che ho trovato in edizione italiana che narrano la saga. Un altro modo di considerare la letteratura, storie alternative, disseminate di ironia a di battute esilaranti, citazioni di testi famosissimi della letteratura inglese. Mi sono identificata con estrema facilità in Thursday Next, detective letteraria, che per seguire la sua indagine entra nel manoscritto originale Jane Eyre della Brontë. In un mondo così difficile a volte è proprio necessaria una risata! Ma il libro non fa solamente ridere. Fa pensare e fa vedere la vita da una prospettiva insolita.
Non vi piacerebbe ogni tanto mollare tutto e saltare dentro ad uno dei vostri libri preferiti?

Prima di ucciderla – Elizabeth George

Prima di ucciderla

Joel Campbell, che a quel tempo aveva undici anni, cominciò la sua discesa verso l’assassinio con una corsa in autobus; era uno di quelli nuovi a un solo piano, il numero 70 sulla linea di Londra che percorre Du Cane Road a East Acton.
Non c’è nulla di notevole nella parte settentrionale di quella linea, di cui Du Cane Road non è che un breve tratto. Piacevole è invece la parte meridionale, che costeggia il Victoria and Albert Museum e i bianchi edifici di Queen’s Gate a South Kensington. La parte settentrionale ha un certo numero di destinazioni che sembrano l’elenco dei posti da non frequentare a Londra: la lavanderia Swift Wash in North Pole Road, l’impresa di pompe funebri H.J. Bent (anche cremazioni) in Old Oak Common Lane, la squallida congerie di negozietti nel tumultuoso incrocio dove Western Avenue diventa Western Way, con macchine e camion che sfrecciano verso il centro città, e a campeggiare su tutto questo, quasi fosse uscito dalla penna di Dickens, Wormwood Scrubs.

Incipit di Prima di ucciderla
Elizabeth George

Liro della conosciutissima scrittrice americana uscito nel 2007. Si tratta di una narrazione non propriamente nello stile gialle, dal quale evade per raggiungere livelli di analisi e critica sociale sulle condizioni di vita della periferia di Londra, tra bande, razzismo e crudezza di vita.
Questo può spesso la letteratura gialla, anche se tutti non sono concordi si tratti di un fatto positivo: trascinarci in un contesto, farci comprendere anche con durezza la verità di aspetti sgradevoli della vita. Un altro motivo per amare o per odiare i gialli?

La signora scompare – Ethel Lina White

la signora scompare

Il giorno che precedette quell’evento terribile, Iris Carr ebbe, per la prima volta neòlla vita, la sensazione di un pericolo imminente. Era abituata ad essere protetta da una piccola corte di persona che – con inconsapevole lusinga – chiamava “i miei amici”. Graziosa, orfana, economicamente indipendente, era sempre stata circondata di gente. Erano loro a pensare in vece sua – o meglio, lei ne accettava le opinioni e loro le esprimevano ad alta voce – perché la sua voce bassa non era adatta a intrattenere estesi rapporti sociali.

Incipit di La signora scompare
Ethel Lina White

Ethel Lina White pubblicò per la prima volta questo testo nel 1936. La storia ci è nota a anche grazie al film di Hitchcock del 1938 “La signora scompare” e a remake successivi.
Mi piace raccontare l’autrice di questo libro perché era impiegata presso un ufficio governativo, che abbandonò per dedicarsi alla letteratura. Scrisse anche parecchi altri gialli, ma non furono tradotti, se non “La vittima è presente”, “La scala a chiocciola”, “Delitti al museo delle cere” e “È scomparso un acaro ometto”.
Mi piace parlare di questo libro, ma mi piace ancor più parlare della collana in cui è pubblicato: i bassotti della Maco Polillo Editore fondata nel 1995. Da sempre dedicata alla pubblicazione di romanzi d’intrattenimento di area anglo – americana, ci trovi autori di thriller, spy stories, e le ghost stories, molto “golosi” ed interessanti. La stessa casa editrice pubblica poi autori anche di letteratura umoristica nella collana I Jeeves dedicata a P. G. Wodehouse. Dal 2010 ha anche fondato una collana per crime story: I mastini. Ogni tanto è importante riuscire a svagarsi, vero?

La Stanza dei delitti – P.D. James

La stanza dei delitti

Venerdì 25 ottobre, con un anticipo di una settimana esatta dalla scoperta del primo cadavere al Dupayne Museum, Adam Dalgliesh, che non era mai stato al museo, andò a visitarlo. Fu una visita fortuita, la decisione presa d’impulso, e lui in seguito sarebbe tornato col pensiero a quel pomeriggio come a una delle bizzarre coincidenze della vita che, per quanto avvengano con maggiore frequenza di quel che la ragione si aspetterebbe, non mancano mai di stupire.

Incipit di La Stanza dei delitti
P.D. James

Phyllis Dorothy James, scrittrice pluri-premiata, ha pubblicato questo romanzo nel 2003. L’ambientazione è completamente diversa rispetto all’America di Spillane e Ellroy. Totalmente british e pacata, in superficie.
Come Ellroy, la James movimenta la narrazione con piste parallele e con l’ampiezza di sottrotrame che dipingono di noir l’ambientazione.
L’investigatore, Adam Dalgliesh, però, nel tempo libero pubblica e scrive poesie è un uomo colto e sensibile, in continua indagine e ricerca non solo per il lavoro, ma anche tra i libri, tra arti e artisti fin dentro all’animo umano che conosce profondamente soprattutto nei suoi oscuri lati peggiori. Non farsi ingannare dall’aspetto innocuo e civile dell’investigatore, quindi, i crimini ci sono e a volte efferati. Io credo che la poesia sia fondamentale nella vita degli esseri umani, con le sue evocazioni, i suoi ritmi, le sue osservazioni ermetiche e metriche che fanno muovere la testa. Voi no?

L. A. Confidential – James Ellroy

Ex-Fabula

Un motel abbandonato ai piedi delle colline di San Berdoo. Quando Buzz Meeks arrivò, aveva con sé novantaquattromila dollari, nove chili d’eroina pura, un fucile a pompa calibro 12, una 38 special, una 45 automatica e un coltello a serramanico che aveva comprato da un pachuco alla frontiera, un momento prima di accorgersi dell’auto parcheggiata proprio sulla linea di confine: gli scagnozzi di Mickey Cohen in una macchina senza insegne della polizia di Los Angeles, e lì accanto in piedi un paio di poliziotti di Tijuana, pronti ad alleggerirgli le tasche e a scaraventarlo nel fiume San Ysidro.

Incipit di L. A. Confidential
James Ellroy

Uscì in Italia nel 1991, una grande storia che attraverso molti sottoracconti e narrazioni parallele, molti episodi narrati sono presi dalla cronaca quotidiana degli anni ’50, racconta il degrado e la corruzione della società e della politica collusa con la mafia. Los Angeles è descritta fin nei minimi dettagli, è una delle protagoniste principali, nei suoi scorci bui e locali a luci a rosse, crando una grande atmosfera noir. Ovviamente a volte le sottotrame che impregnano la storia possono far sbandare la lettura, ma personalmente non mi è sembrato sgradevole, anzi. Il genere hard-boiled, di cui fu illustre rappresentante anche Spillane (vedi, ieri, Ti ucciderò), porta in scena la realtà cruda e nuda. Violenta e squallida. Descrive l’altra faccia dell’America, quella che stenta a sopravvivere, anche se abbagliata dalle luci di Hollywood. Noi oggi? Come siamo messi a descrizioni nude e crude della nostra società?

Ti ucciderò – Mickey Spillane

Ti ucciderò

Scossi la pioggia dal cappello ed entrai nella stanza. Nessuno aprì bocca. Si scostarono per lasciarmi passare, ed io sentivo i loro occhi fissi su di me. Vicino alla porta della camera da letto, Pat Chambers stava cercando di calmare Myrna. Il corpo della ragazza era scosso da singhiozzi convulsi. Mi avvicinai e la presi tra le braccia.
«Non disperarti, bambina,» le dissi. «Vieni a coricarti un momento.» La condussi al divano dello studio, contro la parete opposta, ed ella si sedette. Era davvero in condizioni pietose. Uno degli agenti in divisa le mise un cuscino sotto la testa, ed ella si distese.

Incipit di Ti ucciderò
Mickey Spillane

Ti ucciderò è del 1947, Spillane lo scrisse in nove giorni e ha come protagonista Mike Hammer, personaggio che ha preso parecchie delle sue caratteristiche da Mike Danger, l’eroe ideato da Spillane per una serie di avventure a fumetti che non ebbe molto successo. Il fatto che il cognome fosse Danger (pericolo) non aiutò il personaggio a farsi amare, ma appena l’autore lo cambiò in Hammer (martello) iniziò a vendere milioni di copie. Fu il personaggio inventato nella giusta situazione. Gli americani appena usciti da guerre, lotte alla mafia, crisi del 1929, corruzione trovarono in Hammer l’uomo tutto d’un pezzo che agiva solo ed esclusivamente seguendo i propri principi e ideali. Il personaggio diventò un mito grazie anche al fatto che fu pubblicato in paperback, libri piccoli, maneggevoli dalla carta poco pregiata che costavano poco. Interpretò l’eroe che la gente voleva avere a fianco in un momento storico pesantissimo. Forse anche a noi, oggi, darebbe una mano un personaggio come Hummer?

L’intoccabile – John Banville

l'intoccabile

Primo giorno della vita nuova. Molto strano. È tutto il giorno che mi sento quasi frenetico. Esausto adesso ma anche febbrile, come un bambino alla fine di una festa. Come un bambino, sì: come se fossi passato attraverso una grottesca forma di rinascita. Eppure proprio questa mattina mi sono reso conto per la prima volta di essere vecchio. Stavo attraversando Gower Street, il mio covo preferito dei vecchi tempi. Sul passaggio pedonale qualcosa mi aveva fermato. Bizzarra sensazione, come se l’aria attorno alle mie caviglie avesse subito una mutazione, si fosse trasformata in qualcosa di…

Incipit di L’intoccabile
John Banville

Libro uscito nel 1997, che nel 2003 ha vinto il premio Ninino, è un noir perfettamente equilibrato tra realtà e fantasia, tra personaggi veramente vissuti e totalmente inventati. Mescola biografia e autobiografia con sottile perizia. Scrittura forbita, all’apparenza semplice, molto ricercata. Da buon irlandese Banville riesce a creare atmosfere percorse da humor nero che ricordano ambientazioni di Joyce, senza descrivere l’Irlanda reale.
Mi è rimasta in mente questa dichiarazione di Banville: Tutti noi che scriviamo sul finire del ventesimo secolo o all’inizio del ventunesimo abbiamo due figure enormi alle spalle, Joyce e Beckett. Joyce ha messo dentro tutto; Beckett ha eliminato tutto; la mia soluzione è: mettere dentro tutto, e poi negare ogni cosa. V’è mai capitato d’osservare come, spesso, le persone che avete a fianco adottano istintivamente la stessa filosofia?

Come sopravvivere allo sviluppo – Serge Latouche

Come sopravvivere allo sviluppo

Questo testo trae origine da un Policy paper commissionato dall’UNESCO su iniziativa di Ali Kazancigil, all’epoca segretario esecutivo del programma Most. Si trattava di fare una sintesi delle critiche dello sviluppo e di aprire delle vie per la costruzione di un doposviluppo. Ci si meraviglierà forse che in queste pagine la proposta di una una società di decrescita, sulla quale in questi tempi si concentra un dibattito appassionato all’interno dei movimenti antimondialisti, non venga trattata più a fondo.

Incipit di Come sopravvivere allo sviluppo. Dalla decolonizzazione dell’immaginario economico alla costruzione di una società alternativa
Serge Latouche

Libro pubblicato nel 2005 dall’economista e filosofo francese, uno degli avversari più convinti dell’occidentalizzazione e uno dei più fervidi sostenitori della decrescita e della localizzazione. Auspica a più riprese un dialogo tra culture negando la validità dell’universalismo.
Quello che mi sono chiesta è: non è troppo facile per popoli e genti privi dei più elementari diritti civili vedere nel nostro sistema capitalistico la soluzione più a portata di mano e semplice da raggiungere? E per popoli e genti ciecamente convinti della loro superiore e divina capacità di legge e diritto, spargere il proprio pensiero con la forza, piuttosto che interagire con il dialogo?

La rivoluzione del filo di paglia – Masanobu Fukuoka

la rivoluzione del filo di paglia

Io credo che una rivoluzione può cominciare da questo filo di paglia solo. A prima vista questa paglia di riso può sembrare leggera e insignificante.
Nessuno penserebbe che abbia il potere di scatenare una rivoluzione. Ma io ho cominciato a capire il peso e potere di questa paglia. Per me questa rivoluzione è molto concreta.

Incipit di La rivoluzione del filo di paglia
Masanobu Fukuoka

Fukuoka è un agronomo filosofo che nel 1978 in Giappone fa uscire questo libro riassumendo la sua pratica di vita dedicata alla coltivazione naturale e poco invasiva nei confronti della natura. Ma non si limita alla tecnica agraria. Perché gli stessi principi che migliorano la vita di piante e semi, sono applicabili anche alla coltivazione dell’animo umano e alla realizzazione di una vita più in linea con i dettami naturali.

Attorno a me molti hanno iniziato il cammino zen, che davvero anche questa sia una praticabile strada per migliorare il rapporto con la natura?