La favola di Amore e Psiche – Apuleio

Amore_e_Psiche

Sospirando allora in consonanza con il pianto di Carite, la vecchia così iniziò: «Sta’ di buon animo, mia signora, e non farti atterrire dalle invenzioni vane dei sogni. Lasciando stare, infatti, che le immagini dei sogni fatti di giorno sono ritenute false, perfino a volte anche le visioni notturne annunciano fatti che vanno al contrario. Per fare un caso, piangere, prendere botte e a volte anche venire scannati preannunciano un lucroso e prospero risultato, al contrario, ridere e rimpinzarsi la pancia di dolcetti tutto miele o ritrovarsi in incontri d’amore prediranno che si verrà vessati da oppressione d’animo, debolezza di corpo e vari altri problemi. Ma ci penserò io a distrarti con racconti piacevoli e favole da vecchie donne».

Apuleio
Incipit di La favola di Amore e Psiche
Testo a fronte

L’immersione nella nostra derivazione latina, ogni tanto, secondo me, fa bene. Riconoscere le radici e ripulire la mente da tanti aspetti superficiali della vita attuale, permette di arrivare al nocciolo dei problemi. Perché la maggioranza s’adatta ad una vita frenetica in rincorsa affannosa di felicità indotta, ma i veri bisogni dell’io profondo sono gli stessi dei tempi di Apuleio. Rileggere gli autori della latinità (come i grandi autori greci) può essere un piacere che permette di individuare le tematiche reali che sottendono i disagi quotidiani.

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Appunti sull’arte – Willem De Kooning

Appunti sull'arte

Se mi interesso alla disperazione è solo perché talvolta mi accorgo di esservi approdato. È tuttavia molto raro che la disperazione costituisca il mio punto di partenza. Naturalmente mi rendo conto che, almeno in astratto, il pensiero, similmente a qualsiasi altra attività, è qualcosa di disperato. Nel momento stesso in cui un’idea affiora nella nostra mente, essa ci si impone. Non ci si può esimere sal prenderla in considerazione, o persino dall’utilizzarla come possibilità.

Incipit di Appunti sull’arte
Willem De Kooning

Un altro artista del pennello che si racconta e che descrive le sue scelte di vita e artistiche grazie a questa raccolta di testi, dichiarazioni e interviste che si trovavano in varie pubblicazioni, tra i quali spicca: ‘Ciò che l’arte astratta significa per me’ del 1951. Da questa raccolta esce il ritratto di un uomo distante, per esempio, dal Dalì citato ieri, che può scrivere: ‘Gli artisti non hanno mai avuto idee particolarmente brillanti’ e che riesce, con semplicità, a formulare una importante linea guida, solco poi percorso con sollievo anche da altri artisti: ‘In realtà non mi preoccupava la prospettiva del fallimento: sentivo comunque di aver realizzato qualcosa. Mi ero imposto di pensare che sarei riuscito a fare ciò che desideravo, pur sapendo che era un’illusione’.

La mia vita segreta – Salvator Dalì

vita segreta

A sei anni, volevo diventare cuoco. A dieci, Napoleone. Da allora in poi le mie ambizioni sono sempre andate crescendo.
Stendhal racconta, da qualche parte, la storia della principessa italiana che, in una calda sera d’estate, assaporava voluttuosamente un sorbetto mormorando: «Quanto mi rincresce che questo non sia un vero peccato». Per me, a sei anni, qualsiasi cibo gustato in cucina costituiva un peccato. I miei genitori mi permettevano tutto, tranne l’ingresso in quella stanza.

Incipit di La mia vita segreta
Salvator Dalì

Testo autobiografico del 1942, uscito censurato a causa delle stravaganze dell’autore, solo negli anni ’90 ritroverà un’edizione reintegrata e completa. Dalì è un artista eclettico che scrive molto di se stesso e della sua pittura, ma è anche un uomo mefistofelico sempre controcorrente e che rende l’originalità il fine ultimo della sua esistenza, dato che l’originalità è l’espressione del genio come dichiara apertamente: “Questo libro testimonierà che la vita quotidiana di un genio, il suo sonno, la sua digestione, le sue estasi, le sue unghie, i suoi raffreddori, il suo sangue, la sua vita e la sua morte sono essenzialmente differenti da quelli della restante umanità.”
Personalità controversa che riuscì ad avere sicuramente molti estimatori, ma anche altrettanti detrattori, urtati dal suo istrionismo.

Confessione creatrice e altri scritti – Paul Klee

Confessione

L’arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile. L’essenza della grafica induce spesso e giustamente all’astrazione. Nella grafica albergano i fantasmi e le fiabe dell’immaginazione e nello stesso tempo si rivelano con grande precisione. Quanto più puro il lavoro grafico, vale a dire quanto maggiore l’importanza attribuita agli elementi formali sui quali si basa la rappresentazione grafica, tanto più difettosa la disposizione a rappresentare realisticamente gli oggetti visibili.

Paul Klee
Incipit di Confessione creatrice e altri scritti

Quando scrivono gli artisti, le pagine grondano passione. Grondano filosofia, ricerca estetica, cromatismo. I pittori riempiono le pagine con le loro intense e variegate personalità, che si espandono oltre i confini degli spiriti semplici. Seguirli e leggerli è un volo nell’alto azzurro di una ricerca spesso tormentata e mai soddisfatta, ma che arriva sempre un po’ oltre, un po’ più in alto, un po’ più al centro del colore. Sono scritti intensi che tendono a spiegare e difendere le teorie espressive e i processi creativi che li distinguono e caratterizzano. Entrano nella storia, soprattutto dell’arte, ma anche nella storia degli uomini e insegnano a porsi e perseguire nuovi obiettivi.

Toby. Memorie di un maialino – Russell Potter

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«A Roma, segui l’uso dei romani». Questo adagio, insegnato ai bambini della specie umana sin dalla più tenera età, suggerisce di estendere benevolenza e cortesia a chi abbia usi diversi dai nostri, e possiede dunque una certa saggezza. Eppure – e qui parlo per dolorosa esperienza – tra i molti che lo impiegano, pochi lo intendono davvero. Considerare altri umani come loro uguali richiede, agli umani, uno sforzo davvero minimo: la vicendevole simpatia tra membri di una stessa specie non è né più né meno che quello che ogni altra razza si aspetta accada normalmente.

Incipit di Toby. Memorie di un maialino.
Russell Potter

Libro uscito nel 2013. Testo che attraverso il protagonista, maialino Toby, narra ed evidenzia gli aspetti meno edificanti degli uomini. Buon livello di stile, buona resa e tenuta della trama, buona coerenza narrativa. Si avvicina ai Viaggi di Gulliver. Forse non abbiamo più molta voglia di critica e analisi sociale, dati i tempi di crisi e le quotidiane reprimende giornalistiche ed europee. Il troppo storpia, no?

Anni di crisi e lavoro

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Faccio una piccola premessa per rispondere a più persone che mi hanno scritto. Io scrivo racconti ispirati alla quotidianità, ma ogni personaggio che descrivo non è reale, non esiste veramente, è solo un esempio di caratteristiche umane. Vale per me quello che si scrive di solito nel frontespizio dei libri: ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale perché i miei scritti sono frutto della mia sola fantasia. Quindi se si vi sembra di riconoscervi o di riconoscere qualcuno che conoscete è solo un caso! In realtà non sto parlando di nessuno che conosco, soprattutto il questo racconto.

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Vela di pietra – Åke Edwardson

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La bassa marea aveva lasciato le barche in secca. Riverse, con le chiglie che indicavano gli scalini.
Indicavano lui.
Le pance delle barche rilucevano al tramonto, mentre il sole scendeva dietro il promontorio. La luce si stava affievolendo, riempiendosi di buio. I gabbiani strillavano spinti contro l’acqua, schiacciati da un cielo pesante, teso come una vela sopra l’orizzonte.
Tutto veniva spinto contro il mare. Spinto sotto la superficie. Spinto…

Incipit di Vela di pietra
Åke Edwardson

Åke Edwardson è un altro autore nordico che ha venduto milioni di copie raccontando le avventure dei suoi personaggi fissi Erik Winter e Aneta. In questo libro del 2013, però non è al suo meglio. Leggere questo testo può farci capire come la descrizione dei personaggi deve essere molto approfondita, ma soprattuto molto funzionale e ben integrata alla storia. Anche i personaggi di secondo piano devono essere caratterizzati molto bene e devono riuscire a mantenere la propria funzionalità, devono cioè portare al momento giusto l’informazione che serve al lettore per avanzare nella trama e non perdersi. Lo stile narrativo, in questo testo è a frasi corte, incalzanti, che forse non riescono a spiegare tanto quanto vorrebbero. Intendiamoci, l’autore è e rimane un maestro, ma forse per questo ancor più evidenti risultano queste piccole pecche che diventano ottima materia di studio per chi desidera imparare a scrivere bene.

Lo spettro – Jo Nesbø

lo spettro

Le strida la chiamavano. Come lance sonore penetravano tutti gli altri suoni serali del centro di Oslo: il ronzio interrotto dalle auto fuori della finestra, la sirena lontana che aumentava e diminuiva di intensità, le campane che avevano appena cominciato a rintoccare nelle vicinanze. Proprio a quell’ora, verso sera, ed eventualmente poco prima dell’alba, usciva in cerca di cibo. Passò il naso sopra il linoleum sudicio della cucina. Rilevava gli odori e con velocità fulminea li suddivideva in tre categorie: commestibile, minaccioso o irrilevante per la sopravvivenza.

Incipit di Lo spettro
Jo Nesbø

Sicuramente il miglior libro di Nesbø è proprio Lo spettro. Quello con maggior scavo psicologico dei personaggi, il meno giallo e il più letterario. Personalmente, amo molto i libri che riescono a travalicare i confini del genere nel quale vengono imbrigliati. Leggendo Lo spettro s’impara come sia importante per un autore riuscire a immedesimarsi nel mondo dei propri personaggi attraverso la ricerca e lo studio della maggior quantità di materiale possibile sull’argomento che tesserà la trama del libro. Come dice l’autore «…Io voglio solo raccontare storie avvincenti, non bado all’etichetta che verrà messa a ciò che faccio…» ed è proprio da questo pensiero che scaturisce la buona scrittura, no?

La regista di inganni – James Patterson

La regista di inganni

Dichiarandolo colpevole di undici omicidi nel tribunale di Alexandria, in Virginia, il giudice Nina Wolff aveva trattato con sprezzo e condiscendenza Kyle Craig, noto come Mastermind. O perlomeno così aveva pensato lui, che si era offeso e se l’era legata al dito.
«Nel corso della mia carriera non ho mai avuto a che fare con un essere più crudele e malvagio di lei, e le assicuro che ho avuto a che fare con numerosi…»
«Grazie, vostro onore» l’aveva interrotta Craig. «Sono lusingato da queste parole accorate e sentite. Chi non lo sarebbe? Questa è musica per le mie orecchie.»
Il giudice Wolf aveva annuito con calma ed era andata avanti come se Craig non avesse nemmeno parlato.

Incipit di La regista di inganni
James Patterson

Pubblicato nel 2011, presenta il personaggio del detective Alex Cross, che ha deciso di dedicarsi solamente alla psicologia, e della sua neo compagna Brianna Stone. L’antagonista è, come sempre, Kyle Craig, alias Mastermind, che sfugge da tempo alla cattura. Il libro fa parte di quel filone confezionato per accontentare il lettore. Non un romanzo dello spessore di quelli di Elizabeth George, dove tutti i particolari sono accuratamente studiati e l’indagine dell’animo umano è protagonista indiscussa. La trama di Patterson è prefabbricata e riproposta uguale. Cosa si impara da un autore così, allora? Molto. S’impara a scrivere in modo scorrevole e chiaro, s’impara a descrivere con mestiere. S’impara a creare mondi e storie, un po’ superficiali forse, ma che vendono anche 250 milioni di copie nel mondo. Secondo me qualche corda interna comunque riescono a toccarla, no?

Dicembre è un mese crudele – Elizabeth George

Dicembre è un mese crudele

Il cappuccino. La risposta della New Age ai momenti di malumore. Poche cuchiaiate di espresso, una schiuma di latte riscaldato a vapore con l’accompagnamento di una spruzzatina, di solito completamente insapore, di cioccolato in polvere e tutto d’un tratto ogni cosa, nella vita, dovrebbe rientrare nell’ordine prestabilito.
Che scemenze.
Deborah St. James sospirò. Raccolse il conto che una cameriera, passando, aveva fatto scivolare furtivamente sul suo tavolino.

Incipit di Dicembre è un mese crudele
Elizabeth George

Pubblicato nel 1992 è uno dei romanzi della scrittrice Elizabeth George, scrittrice gialla insignita di svariati premi. Pieno di sviluppo psicologico dei personaggi fissi, l’ispettore Thomas Lynley e la sua aiutante Barbara Havers che vengono seguiti anche nella loro vita privata e nei loro problemi quotidiani, e di descrizioni dell’animo umano è un romanzo, non limitativamente giallo, molto accurato. L’autrice infatti predispone le sue trame in modo certosino e laborioso, consultando molti esperti e immedesimandosi nell’ambiente che deve descrivere in maniera profonda. Ne risulta un modo di scrivere coinvolgente e soddisfacente anche per il lettore che non ama molto il genere giallo. Quel sapore di vera vita quotidiana che riesce a carpire la nostra attenzione. L’animo umano, infatti, è curioso e che c’è di meglio che ascoltare storie di personaggi verosimili che vivono quotidianamente riuscendo a superare i propri problemi?