Scusa, mi faresti uscire?

Autostrada

Finalmente il casello autostradale. Quale uscita prendo, stavolta?
Quella servita da umano, ormai me la son scordata. Tutte robotizzate. Alta tecnologia.
La prima?
No, meglio di no. Il cassetto dei soldi s’inceppa la metà delle volte e devi aspettare che finisca tutto un ronzio e una sua pensata, uno sfavillare di luci rosse e verdi e solo quando ha terminato i vari step puoi agevolare il suo rientro con una spintina gentile. Ma ovviamente l’autista dietro già si mette in agitazione.
Proviamo la seconda uscita altamente tecnologica. Chissà, magari mi va dritta e la robottina ed io diventiamo amiche per la pelle.
Sento nello stomaco le farfalle d’ansia e la scarica d’adrenalina dei momenti di stress! Mi sudano le mani.
L’auto davanti alla mia parte a razzo! E per un pelo non si trascina appresso un pezzo di sbarra.
Mi accosto, guidando pianissimo.
Prendo il portafoglio e cerco i soldi.
La robottina «Prego, inserire il biglietto!»
Certo! Scusa, cercavo i soldi e mi son persa.
Ecco il biglietto.
E lo infilo.
Bello! L’ha letto e lo ha accettato. Che sollievo!
Sul display esce la scritta con la somma che devo alla società autostrade: 9,90.
Faccio sfilare nell’apposita fessura la banconota da 10 euro.
La robottina, stizzita, un po’ inviperita, comanda: «Ritirare la banconota dalla fessura inferiore.»
Opporcomondo!
Piglio la mia banconota, rifiutata. Ok, ok hai ragione robottina, ha un angolo spiegazzato, adesso te lo liscio! Sei una robottina schizzinosa.
Re-infilo accuratamente la banconota, tenendo conto di tutte le freccette e le lineetee di posizionamento.
La robottina è fuori dai gangheri: «Ritirare la banconota dalla fessura inferiore. Non scendere dal veicolo.»
Sono i momenti nei quali penso che dovrei fare il telepass, ma subito mi viene in mente il mio amico che ha subito un fortissimo stress il giorno che la sbarra, non si sa per quale motivo, non gli si è aperta. Lui è stato bravissimo e ha fermato l’auto in tempo, ma io sarei capace di fermarmi?
Quindi non mi decido mai a convertirmi al telepass. Mi par pericoloso.
Ok bellezza! Robottina mia, io e te dobbiamo trovare un accordo.
Guardo nel portafoglio ma non ho altre banconote. Monete ne ho, ma non a sufficienza.
Stiro e alliscio la banconota all’inverosimile. La re-infilo.
Sento un piccolo ronzio. Oddio, l’ha accettata…
«Ritirare la banconota dalla fessura inferiore!!!»
Ma va al diavolo, va!
Nessuna speranza. Dietro strombazzano!
Non mi resta che pigiare il pulsante rosso dell’emergenza!
Voce maschile: «Sì?»
«Non mi piglia la banconota.» spiego.
«Perché?»
Penso: «Chennesoio! Non è che sono una psicoterapeuta di robottine incagliate!»
Ma dico: «Non saprei, perché non vuole la mia banconota.»
Lui chiede: «Ma, ha provato ad infilarla nel verso giusto?»
Stazione ad elevata automazione, non garantisce interventi ad alta intelligenza.
«Si certo, ho seguito tutte le istruzioni! Le righine e le freccettine! Non la vuole.»
«E non ha un’altra banconota?»
«No, non ho un’altra banconota.»
«Riprovi!»
Riprovo. Infilo e la robottina sbraita: «Ritirare la banconota dalla fessura inferiore.»
La voce: «Le faccio un mancato pagamento.»
«No. Perché un mancato pagamento? Io sto pagando è la robottina, qui, che non vuole i soldi. Non le avete spiegato che ogni lasciata è persa?»
«Non ho altro modo, devo fare il mancato pagamento. Basta che vada al centro servizi, qui fuori, e lo paghi all’addetto.»
Mi guardo intorno: che abbiano costruito una postazione stanotte e non me ne sia accorta? Potrebbe anche essere. Guardo bene bene a destra, a sinistra e davanti a me. Guardo anche dietro. Sai mai? Magari l’han messa proprio lì, in mezzo all’autostrada, ma non vedo nulla.
Comincio ad agitarmi e dico: «Mi scusi, ma qua non c’è nessun centro servizi.»
«Beh, allora troverà tutte le indicazioni sul mancato pagamento.»
«No, la prego, altrimenti devo andare alle poste e pagare un euro e mezzo in più solo per fare bollettino! E poi mi sono scomodissime, le poste.»
«Può pagare anche con l’IBAN.»
«Già, così me ne costa 4 e mezzo.»
«Io non posso fare altro.»
«E se pago con il bancomat?»
«Sì, va bene. Un momento… Provi.»
S’illumina la scritta tessera e c’infilo il bancomat. La robottina, proprio nera: «Tessera non valida.»
Vacci, al diavolo, per davvero e in fretta anche.
«Mi dispiace ma lei deve avere un bancomat scaduto.»
Penso. Secondo me, è il tuo cervello ad essere scaduto.
Chiedo: «Scusi, non è che è la postazione, qui, ad essere in tilt?»
«Sì, potrebbe essere. Ci buttano di tutto dentro. Anche zucchero e miele…»
Incalzo, perché non perda il filo: «Allora venga a controllare e così si prende i dieci euro e buonanotte, la finiamo qui. Che suonano dietro.»
«Non urli, la smetta di urlare.»
«Ok, smetto di urlare, ma mi tolga da questa cavolo di situazione.»
«Non posso fare altro che far uscire il mancato pagamento!»
«E non può venire fino a qui?»
«No, sono a Verona.»
Beh, magari con il teletrasporto!
M’arrendo: «Ok, mancato pagamento!»
Esce il biglietto. Lo prendo. La sbarra non si alza.
Rimango in attesa.
L’Audi dietro a me strombazza.
Ma come si fa a non capire che se uno non va avanti è perché e impossibilitato a farlo?
La sbarra continua a rimanere abbassata.
Ripigio il tasto rosso d’emergenza.
«Sì?»
«Sempre io, la sbarra non si alza.»
«Per forza, deve ritirare lo scontrino di mancato pagamento!»
Penso: va bene che stai a Verona e che non vedi un tubo, ma ti pare possibile che sia così scema da premere il bottone rosso se prima non ho provato tutto il resto?
Urlo: «L’ho ritirato il mancato pagamento! L’ho ritirato già da dieci minuti e dietro a me fra poco si scatena la guerra! Viole farmi uscire da qui? Sono bloccata qui. La robottina mi tiene in ostaggio! Le sto sulle palle e mi ha sequestrata!»
«Stia calma!»
Gli uomini! Dalla notte dei tempi coabitiamo il pianeta e ancora non han capito che l’unica cosa da evitare accuratamente di dire ad una donna fuori dai gangheri è proprio: stia calma.
Gli rispondo: «@#@#@#@#@#@»
Il tipo alla fine alza la sbarra e io mi allontano gridando, senza più dignità, dal finestrino aperto.
Ho lo stomaco a pezzi e un’ira addosso che se mi mordesse una vipera, morirebbe avvelenata!
Stazioni ad elevata tecnologia un bel fico secco!
Stazioni ad elevata malattia!

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