La forza del carattere – James Hillman

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Invecchiare non è un accidente. È una necessità della condizione umana; ed è l’anima a volerlo. L’invecchiamento è inscritto nella nostra fisiologia; eppure, il fatto che la vita umana duri a lungo dopo l’età feconda e ben oltre il periodo di funzionalità dei muscoli e di acuità dei sensi ci rende perplessi. Per questo motivo si sente il bisogno di idee immaginative capaci di aggraziare il diventare vecchi e di parlare alla vecchiaia con l’intelligenza che essa si merita. Nel presentare il libro troverete appunto questo tipo di visione. Esso offre la promessa di dare refrigerio alla mente del lettore con una pioggia di intuizioni che mirano a influire profondamente, addirittura indelebilmente, sulla transizione di anni più tardi della vita.
Insomma, perché viviamo tanto a lungo? Gli altri mammiferi si danno per vinti, mentre noi andiamo avanti per quaranta, cinquanta, talvolta sessanta anni dopo la menopausa. A ottantotto anni, eccoci ancora qui, che tiriamo la carretta o indugiamo sulle nostre sdraio.

Incipit di La forza del carattere
James Hillman

Ammetto che di questo libro, per prima cosa,  m’ha colpito la copertina. Da anni non vedevo una riproduzione del Dio creatore di William Blake e avevo dimenticato quanto fosse magnifico.
Poi m’ha incuriosito il tema del testo di Hillman, pubblicato nel 1999. Il carattere che si forma e si completa nella vecchiaia. L’invecchiamento che disvela il carattere ed è condizione necessaria perché il carattere si compia. Che formi ciò che resterà di noi dopo che ce ne saremo andati. Invecchiare quindi inteso come forma d’arte e non come condizione da odiare in una società pervasa dal culto della giovinezza. Un’età da riconsiderare e da apprezzare, descritta e rivalutata con stile e garbo anche stilistico in un libro che inaspettatamente mi ha preso per mano e non mi ha lasciato fino alla fine.

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I detti di Confucio – A cura di Simon Leys

confucio

Questa settimana scritti di genere vario. Una mente curiosa non smette mai di formulare domande e cercare risposte. Razionali o meno che siano.

Lu Xun (che è giustamente considerato il più grande scrittore della Cina moderna, morì nel 1936 ed ebbe – per inciso – una forte antipatia verso Confucio, per ragioni che illustrerò brevemente tra poco) osservò che quando un genio davvero originale fa la sua comparsa nel mondo, gli uomini si affrettano a sbarazzarsene. Per raggiungere lo scopo hanno due metodi. Il primo è la soppressione: lo isolano, lo riducono alla fame, lo circondano di silenzio, lo seppelliscono vivo. In caso d’insuccesso, adottano il secondo metodo (che è molto più radicale e obbrobrioso): l’esaltazione, lo mettono su un piedistallo e lo trasformano in un dio. (L’ironia, ovviamente, sta nel fatto che lo stesso Lu Xun fu sottoposto a entrambi i trattamenti: mentre era vivo, i commissari comunisti lo angariarono; una volta moro, lo venerarono come la loro icona più sacra… ma questa è un’altra storia).

Incipit di I detti di Confucio
A cura di Simon Leys

Questa edizione de I detti di Confucio firmata da Pierre Ryckmans con lo pseudonimo di Simon Leys, propone una riflessione sulla traduzione: è da considerarsi come l’opera autonoma di uno scrittore? Le opinioni sono svariate. Io credo, onestamente, che non possa essere così. Ma accetto suggerimenti e opinioni. Comunque, al di là della considerazione, I detti di Confucio appartiene alla letteratura divulgativa del pensiero orientale che sta ottenendo un pubblico sempre più vasto in questo occidente un po’ sperduto e che ha perso alcuni riferimenti certi. Senza sminuire il valore di ogni pensiero e filosofia, per me tutti degni di essere meditati, a volte penso che basterebbe rileggere con calma e attenzione i nostri classici greci, latini e italiani per ritrovare massime filosofiche molto simili. Tutte infatti nascono dal ragionamento sui limiti umani e dal buon senso, credo.

La lettrice

la lettrice

Dovevo uscire o sarei arrivato in ritardo all’appuntamento con Pollyanna. Avrei dovuto consegnare dopo due giorni la recensione de Il cardellino di Donna Tartt al Corriere, ma per la prima volta in vita mia avevo sottovalutato l’incarico e m’ero attardato a preparare sei lezioni per l’università di Bristol. Ero stato invitato a tenere sei lezioni di Letteratura Italiana comparata, mia specializzazione e passione. Continua a leggere

Monsieur Ladoucette e il Club dei cuori solitari – Julia Stuart

club cuori solitari

Guillaume Ladoucette si asciugò le dita affusolate sulla gamba dei pantaloni prima di infilarle nel barattolo di vetro. Rigirandole nel grasso freddo e viscido, riconobbe al tatto una caviglia e gli venne l’acquolina in bocca. Tirò fuori la zampa d’anatra e la lasciò cadere nel cassoulet avviato da sua madre trentun anni prima e rimasto sul fuoco sin da allora. L’arto di un bianco spettrale rimase sospeso per alcuni secondi sui relitti di salsiccia e fagioli bianchi prima di sparire alla vista grazie al rapido colpetto di un cucchiaio di legno.

Incipit di Monsieur Ladoucette e il Club dei cuori solitari
Julia Stuart

Una storia d’amore scritta in modo allegro, frizzante, divertente da Julia Stuart, giornalista inglese innamorata della Francia. Ambientata in un piccolo paese di soli trentatré abitanti, nella campagna di Périgord, la storia si snoda in piccoli avvenimenti che si succedono costanti e rapidi e si innestano nei rituali dei gesti sempre uguali della quotidianità. Per capire come rendere vividi personaggi e storie semplici e tener agganciato il lettore con arguzia alla banalità della vita di tutti i giorni.

L’arte di far debiti – Jacques-Gilbert Ymbert

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Lancio nel mondo un libro che susciterà discussioni. Evviva! Esclamerà una folla di spiriti gretti, voi pretendete di elevare a professione confessabile ed onorevole la orribile, esecranda arte di far debiti, e l’arte assai più esecrabile di non pagarli? Odo già questo inquieto clamore levarsi dai banchi di tutti i commercianti al minuto; perché molta gente non vede più lontano della sua licenza, e la filosofia di una folla di onesti commercianti non supera in altezza la mezza canna. Al solo annuncio del mio libro la paura di diffonde fra i cantinieri, i panettieri, i beccai, i merciai; molti piccoli ricordi che dormivano profondo sonno destano di soprassalto il povero commesso, il laborioso artigiano e il tranquillo possidente.

Incipit di L’arte di far debiti
Jacques-Gilbert Ymbert

Un altro piccolo testo, un pamphlets per la precisione, L’arte di far debiti basa la sua fortuna sull’ironia e ci consente di imparare a gestirla e di farcela diventare più frequentabile. Uscì, anonimo, nel 1822 a Parigi e, con intento provocatorio e burlesco spiega come chi detta moda e crea giro d’affari e ricchezza altri non è che un uomo che s’annoda la cravatta in modo impeccabile, pretende di mangiare prelibatezze e di godere agi della vita senza avere la minima preoccupazione di come questi verranno in realtà pagati, cioè quell’homme comme il faut che ha imparato la lezione dagli stessi Stati, che conseguono le loro fortune basandosi sui debiti che hanno all’estero.

Herman Melville – Bartleby lo scrivano

spirito zen

Sono un uomo piuttosto avanti negli anni. La natura della mia professione mi ha portato, nel corso degli ultimi tre decenni, in contatto, e non soltanto nel solito contatto, con una categoria di uomini interessante all’apparenza e in qualche modo singolare, sui quali, per quanto ne so, finora non è mai stato scritto nulla: mi riferisco ai copisti legali ovvero agli scrivani. Nella mia vita professionale e privata ne ho conosciuti moltissimi e, se volessi, potrei raccontare varie storie che farebbero sorridere i benevoli e piangere i sentimentali. Ma per qualche brano sulla vita di Bartleby, il più strano che abbia mai visto o conosciuto, rinuncio alle biografie di tutti gli altri. Mentre di molti scrivani potrei narrare l’intera vita, non si può fare nulla del genere per Bartleby. Non esiste materiale – ne sono convinto – per comporre una biografia completa e soddisfacente di quest’uomo. È una perdita irreparabile per la letteratura.

Incipit di Bartleby lo scrivano
Herman Melville

Opera curiosa, Bartleby lo scrivano fu pubblicata per la prima volta nel 1853, anonimamente, sulla rivista Putnam’s </em>Magazine. Il lungo racconto presenta con sottile humour e garbata leggerezza temi pesanti e inquietanti come la predestinazione, l’incapacità di comunicare, l’alienazione ed è riconosciuto come uno dei brani più intensi della letteratura americana. Non ottenne nessun successo di pubblico alla pubblicazione, ma venne studiato per molto tempo nel 1900 e sembrò anticipare testi come Il Processo di Kafka.
Perché leggerla? Per la sua garbatezza e per l’opposizione educata e costante, profondamente ostinata, del protagonista.
Uno scrittore può imparare a gestire narrativamente la tragedia attraverso l’ironia.

I laboratori di lettura e di scrittura

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Io adoro leggere. Adoro anche scrivere.
Sto preparando in questi giorni due serate di presentazione per proporre una mia idea di laboratorio di lettura e una di laboratorio di scrittura.
Perché farlo?
Ho spesso pensato, osservando le persone che mi circondano, che nella vita di tutti i giorni manchi leggerezza. Tutti sopraffatti dalla necessità di correre per rispettare gli impegni che la vita ci fa rotolare addosso, siamo costretti anche troppo spesso a dimenticare di ritagliare tempo per noi stessi, per dedicarci alle nostre passioni e, soprattutto, per condividerle. Perché il bello delle passioni sta proprio nella possibilità di condividerle con altri.
Negli ultimi anni, poi, la pesantezza, la tristezza e la fatica di vivere sono aumentate per la crisi. E siamo entrati in un loop di pensieri negativi alimentati anche dalle continue parole che feriscono e indeboliscono la nostra capacità di pensare in modo più positivo.
Le parole hanno un grande peso. A volte ci dimentichiamo del loro potere! Le parole guariscono o feriscono, insultano o coccolano, accudiscono o trascurano.
Per questo voglio mettere tutta la mia passione, la mia energia e la mia forza nel laboratorio di lettura e di scrittura! Per imparare e sperimentare le parole usate dai grandi autori che hanno vissuto momenti storici pesanti e per carpire loro il segreto di utilizzarle per reagire alle avversità in modo differente, con pizzico d’ironia e maggiore consapevolezza delle nostre possibilità.

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Terminato ultimo step del sito ‘Se scrivo, sono’ link: https://gemmapiccin.com/ con la creazione delle pagine: ‘Vuoi Scrivere’, dedicata ai suggerimenti pratici per la scrittura e ‘Io leggo te’, pagina alle quale tengo particolarmente perché dedicata a chiunque voglia sottopormi un suo testo per una valutazione.
Creata anche nuova pagina Se scrivo, sono in Facebook: https://www.facebook.com/pages/Se-scrivo-sono/1555717244652086?fref=ts
Passate e iscrivetevi!!!!