Le ragazze di cinquant’anni – Marina Piazza

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A cinquant’anni capita, nel bene e nel male, di sentirsi pesanti.
È pesante il pensiero, nutrito com’è non solo di aspettative e di desideri per il futuro, ma anche di esperienza, di confronto con la realtà e di conoscenza del limite.
Il corpo è pesante anche se ancora ci piace, sentiamo che comincia a cambiare, si trasforma fuori e dentro e chiede di essere ascoltato e accudito; non è più possibile agghindarlo e basta, né far finta che non ci sia.
Pesante l’attività professionale che ciascuna si è costruita nel tempo e che ancora impiega molte di noi tra soddisfazioni e stanchezze, in misura incomparabile rispetto alla generazione precedente.

Incipit di Le ragazze di cinquant’anni
Marina Piazza

Marina Piazza, sociologa, spiega come le donne che oggi hanno cinquant’anni siano state protagoniste non solo della propria vita ma anche di come siano diventare interpreti della scena collettiva. Sia uomini che donne sentono il cambiamento dei cinquant’anni, ma per le donne è decisamente più gravido di variazioni sia fisiche che mentali. Le cinquantenni fanno parte di una generazione forte che ancora per molti anni rimarrà al centro della scena, continuando a reinventare ruoli e a vivere fuori dagli schemi proposti dalle precedenti generazioni, in una nuova fase di vita ricca di soddisfazioni, sebbene non sempre facile.

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La Nausea – Jean–Paul Sartre

Nausea

La miglior cosa sarebbe scrivere gli avvenimenti giorno per giorno. Tenere un diario per vederci chiaro, non lasciar sfuggire le sfumature, i piccoli fatti anche se non sembrano avere alcuna importanza, e soprattutto classificarli. Bisogna dire come io vedo questa tavola, la via, le persona, il mio pacchetto di tabacco, poiché è questo che è cambiato. Occorre determinare esattamente l’estensione e la natura di questo cambiamento.
Per esempio ecco un astuccio di cartone che contiene la mia bottiglia d’inchiostro. Bisognerebbe provare a dire come la vedevo prima e come adesso la…

Incipit di La Nausea
Jean–Paul Sartre

Non credo si possa aggiungere nulla a quanto già detto sul testo. Lo cito proprio perché, a volte, è troppo famoso e dato un po’ per scontato. Tutti pensano che tutti abbiano etto la Noia di Sartre, per poi scoprire che non è così e che in realtà sono troppo pochi quelli che si sono cimentati.
Succede spesso con i libri famosi. Parlando, tutti alludono che in un giorno lontano sicuramente l’hanno letto, per cadere miseramente appena vengono piazzate due domande. Meglio dire la verità sui libri che si sono letti, sempre. Si fa più bella figura a dire la verità. Se, poi, si dice la verità sulle piccole cose, s’impara a vivere con la verità al fianco e a dirla sempre. Il che ci sarebbe sommamente utile, credo.

Sex and the City e la filosofia – Carolina Barbiero

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Da dove partiamo?
Suggerirei dalla sigla. Sulle frizzanti note di Douglas J. Cuomo, vediamo Sarah Jessica Parker – ma presto scopriremo che nella fiction si chiama Carrie Bradshaw ed è una giornalista – che, con un sorrisetto furbo e gli occhi curiosi, passeggia per New York. Carrie si guarda intorno, guarda all’insù: il cielo è sempre più blu, gli edifici sono quelli da cartolina e le strade sono piene di macchine e taxi gialli e fin qui, tutto bene. Poi d’un tratto, la ruota di un autobus entra in una pozzanghera e schizza la povera fanciulla che resta a bocca aperta. Stacco: sulla fiancata dell’autobus incriminato una sua immagine accompagnata alla scritta Carrie Bradshaw knows good sex pubblicizza gli articoli che Carrie scrive settimanalmente sul New York Star, appunto nella rubrica Sex and the City.

Incipit di Sex and the City e la filosofia
Carolina Barbiero

Mi piace questa filosofa che riesce a trovare il metodo utilizzato da Platone nei Dialoghi e l’elemento fondamentale di Socrate: l’ironia, nelle chiacchiere ancheggianti sui tacchi a spillo delle amiche della serie televisiva più amata dalle donne e a trasformare il tutto in un bel saggio di filosofia. L’autrice riconosce che il continuo rincorrersi, in ogni puntata, di domande e riposte riconduce a Platone e al suo metodo d’indagine: poni buone domande e avrai fornito all’interlocutore il modo per trovare le risposte. Ma cita anche Plutarco e Hobbes fino a Locke.
Come preannuncia il risvolto di copertina l’età dell’anti-innocenza è cominciata anche per la filosofia. Piacevole, utile e divertente.

Allegro ma non troppo – Carlo M. Cipolla

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La vita è una cosa seria, molto spesso tragica, qualche volta comica. I Greci dell’età classica avvertivano profondamente e coltivavano il senso tragico della vita. I Romani, in genere più pratici, non ne facevano una tragedia ma consideravano la vita una cosa seria. Di conseguenza tra le qualità umane apprezzavano in modo particolare la gravitas e avevano in poco conto la levitas. Cosa sia il tragico non è difficile né da capire né da definire e se ad un tizio gira per la testa di apparire come una figura tragica non gli è difficile riuscirvi anche se madre natura non ha già provveduto alla bisogna.

Incipit di Allegro ma non troppo
Carlo M. Cipolla

Carlo M. (che non sta proprio per nulla dato che l’insigne matematico la inserì solo per completare la scheda della Berkeley dove insegnò dagli anni ’50) Cipolla scrisse questo divertissement nel 1973e da allora la casa editrice Il Mulino lo ripropone continuamente con grande successo. All’interno due piccole parodie che Cipolla scrisse in inglese per deliziare gli amici più intimi. Un successo al quale oggi tutti possono accedere e godersi il gustoso racconto sul modo di fare storia economica dall’antichità al Medioevo e una sorta di scherzosa teoria generale della stupidità umana.
Molto divertente, umoristico ed ironico!

Il riso di Talete. Matematica e umorismo – Gabriele Lolli

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Un sorriso incredulo e ironico è la reazione più comune all’accostamento tra matematica e umorismo. Questo impulso tuttavia rivela che l’argomento non è vuoto: fa ridere l’idea che la matematica possa far ridere; ma allora l’intersezione non è vuota, e non c’è niente da ridere, possiamo andare avanti. Intendiamo dimostrare che l’intersezione non si esaurisce in questo paradosso, altrimenti non ci sarebbe nulla da aggiungere.
L’immagine diffusa del matematico è in verità piuttosto deprimente, mentre quella degli scienziati in genere è già più varia ed eroica, caratterizzata da elementi ricorrenti come la megalomania, volontà di potenza o pazzia furiosa.

Incipit di Il riso di Talete. Matematica e umorismo.
Gabriele Lolli

Sembra quasi impossibile accostare la risata di una barzelletta alla matematica, eppure i matematici studiano proprio gli effetti del sorprendente o del cosiddetto Cigno Nero, all’interno di un vasto mondo di sicurezze e certezze. Leggere questo libro che presenta un aspetto molto più umano dei matematici è divertente ed umoristico e ci fa scoprire matematica e matematici da un punto di vista meno serioso e infarcito di pregiudizi. Giocate con i paradossi e imparate anche voi ad utilizzarli contro i poveri filosofi!

Amori nella notte

Storia del sabato 18 ottobre 2014

«…E così il grande spirito di Cavallo Piumato da allora cavalca per ogni prateria e valle di montagna come questa. Appare maestoso e agghiacciante sul suo destriero d’argento grondante sangue, innalzando grida selvagge di monito a chiunque riesca a vederlo.»
Terminò la voce dolce di Federica, giovane capo scout, dalle trecce biondissime e dagli occhi azzurri incantati nella visione di Cavallo Piumato che lei stessa aveva creato, compiaciuta della paura che aveva fatto nascere negli occhi del suo gruppo di ascoltatori. Continua a leggere

Punto, linea, superficie – Wassily Kandinsky

punto linea superficie

Forse non è senza interesse osservare che i pensieri sviluppati in questo piccolo libro sono una prosecuzione organica del mio libro Über das Geistige in der Kunst [Della spiritualità dell’arte]. Io devo continuare a procedere nella direzione che ho scelto.
All’inizio della guerra mondiale, passai tre mesi a Goldach, sul lago di Costanza, dedicando quel tempo quasi esclusivamente alla sistemazione dei miei pensieri teorici, spesso ancora imprecisi, e delle mie esperienze pratiche. Così si è venuta formando un quantità piuttosto notevole di materiale teorico.

Punto, linea, superficie
Wassily Kandinsky

Kandinsky è forse, tra i pittori del ‘900, quello che maggiormente ha voluto non solo formulare teoricamente le sue ricerche artistiche, ma anche teorizzare un rivoluzionario cambio di vita per la comunità già nel 1910 quando scriveva Della spiritualità dell’arte. Il testo Punto, linea, superficie si basa, invece, sulle lezioni che l’artista teneva dal 1922 alla Bauhaus, e dichiara la volontà di Kandinsky di voler fondare una scienza dell’arte che avrebbe potuto risolvere matematicamente i problemi artistici. Adoro il pensiero degli artisti così vicini all’uomo e alla filosofia, anche se le loro opere sembrano così lontane ed incomprensibili!

Il weekend – Peter Cameron

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Per qualche minuto al sorgere del sole, il mondo era silenzioso e immobile e ogni cosa umana sembrava lontanissima, come se la marea si fosse ritirata, Marian lasciava John e Roland che dormivano, e in camicia da notte, a piedi nudi, attraversava il prato umido per scendere al fiume.
Non poteva dire che il fiume fosse più bello di mattina, anzi, c’erano certe sere quiete in cui veniva da piangere a guardarlo: prendeva un colore viola e sembrava fermo, come un livido in fondo al prato. Di mattina non aveva nulla di commovente. Scorreva profondo e freddo e determinato, limpido e tonificante.

Incipit di Il weekend
Peter Cameron

Peter Cameron è un maestro nel raccontare l’apparente nulla di situazioni che prevedono, invece, una profonda sottotraccia di sentimenti, sofferenze, speranze, progetti. Un illustratore preciso della trama della vita umana che tesse e avvolge attorno ai suoi personaggi, in un’ambientazione quasi minimale. Conosciamo Lyle e Robert, coppia formata da poco, che visita i migliori amici di Lyle: Marian e John e il loro bimbo tranquillo Roland. Il fratello di John, Tony, morto da un anno esatto per aids, era stato l’amante di Lyle per dieci anni. In un linguaggio asciutto, dove ogni vocabolo è importante, che porta ad un’intensa brevità Cameron svela i rapporti personali e, al lettore, racconta il suo punto di vista.

La settimana bianca – Emmanuel Carrère

settimana bianca

In seguito Nicolas cercò a lungo, ancora oggi cerca, di ricordarsi le ultime parole che gli aveva rivolto suo padre. L’aveva salutato sulla porta dello schalet, gli aveva nuovamente raccomandato di fare attenzione, ma Nicolas era così imbarazzato dalla sua presenza, così ansioso di vederlo andar via che non era stato a sentire. Non gli perdonava di essere lì, di attrarre sguardi che immaginava ironici, e si era sottratto al suo bacio chinando la testa. Nell’intimità familiare non l’avrebbe passata liscia, ma sapeva che così, davanti a tutti, il padre non avrebbe osato rimproverarlo.

Incipit di La settimana bianca
Emmanuel Carrère

La settimana bianca, scritto nel 1995, appartiene alla prima produzione di Carrère e presenta il personaggio assai inquietante di Nicolas, bambino in apparenza come tutti gli altri e in apparenza solo iper-protetto, che in realtà si costruisce attorno un mondo spaventoso, pieno di racconti paurosi, violenti e pieni di dolore. Probabilmente per esorcizzare le sue angosce più profonde. Alla fine qualcosa capita davvero, ovvio, in questo noir assolutamente da leggere. Soprattutto per chi vuole imparare a gestire bene l’aumento della tensione in una storia fino al raggiungimento del climax e il successivo momento risolutivo.

1984 – George Orwell

1984

Era una luminosa e fredda giornata d’aprile, e gli orologi battevano tredici colpi. Winston Smith, tentando di evitare le terribili raffiche di vento col mento affondato nel petto,scivolò in fretta dietro le porte di vetro degli appartamenti Vittoria: non così in fretta, tuttavia, da impedire che una folata di polvere sabbiosa entrasse con lui.
L’ingresso emanava un lezzo di cavolo bollito e vecchi e logori stoini. A una delle estremità era attaccato un manifesto a colori, troppo grande per poter essere messo all’interno. Vi era raffigurato solo un volto enorme, grande più di un metro, il volto di un uomo di circa quarantacinque anni, con folti baffi neri e lineamenti severi ma belli.

Incipit di 1984
George Orwell

Il libro raccconta un mondo diviso in tre parti principali l’Eurasia, l’Estasia e L’Oceania in eterna guerra tra loro. L’Oceania, con capitale Londra, è governata dal Grande Fratello, che tutto vede e osserva attraverso i suoi occhi elettronici, e dalla psicopolizia. Altri quattro principali ministeri, quello dell’Abbondanza, che governa gli affari economici, della Pace, che controlla armi e guerre, e il temutissimo ministero dell’Amore che mantiene la legalità e fa rispettare l’ordine pubblico e quello della Verità, che si occupa di variare le reali notizie, dove lavora il protagonista Winston Smith, completano gli organi di potere nel mondo creato da Orwell. Tutto procede finché Winston Smith non decide di scoprire com’era prima Londra… Siete incuriositi? Spero proprio di sì! Mollate tutto, allora, e correte a leggerlo! È imprescindibile!!!
Subito dopo tuffatevi in 1Q84 di Haruki Murakami!