Un sogno

 

sogno

I have a dream!
Anzi, ho un sogno grandissimo!
Pensare solo ai libri e scrivere di libri, parlare di libri e discutere di scrittura.
Tutto il mio tempo libero corro da una libreria all’altra, navigo da un sito di libri all’altro.
Vado da una biblioteca all’altra! Esistono ancora.
Ne ho trovate di tutti i tipi qua attorno: grandi, piccole, moderne e antiche come i paesi che le ospitano.
Faccio le scale di corsa ed entro nella sala di lettura, deserta, con i raggi di sole sfavillanti di frammenti sospesi, che tagliano a fasce il silenzio, eroso appena da un tarlo indisciplinato nel tavolo d’età.
Appoggio la borsa sopra una sedia e m’avvicino agli scaffali. Liberamente guardo i testi che m’incuriosiscono e m’attirano. Non c’è il cerbero – bibliotecario.
Solo un ragazzo acneico che ripete ad ogni sollecitazione: «Non so niente. Sono solo qui per il servizio civile.», seduto all’accettazione, la sua attenzione totalmente rivolta allo Smartphone o all’iPhone mentre mastica vigorosamente e poco silenziosamente chewingum alla menta.
Quando gli son passata davanti veloce, entrando, m’ha appena guardata e s’è reimmerso immediatamente nel suo mondo virtuale.
Nel vuoto della grande stanza dal pavimento di legno antico, morbido ed elastico, faccio una piroetta e mi lascio colpire dall’emozione qui, all’imbocco dello stomaco.
Respirare diventa divertente. Annuso libri. No, respiro libri.
Controllo che Servizio Civile sia distratto a sufficienza dal suo altro mondo e in silenzio e con cautela m’accosto agli scaffali. Inizio a tirar giù e a mettere su testi a gran velocità, anche se il cartello, riprodotto in cento copie appiccicate ad ogni scaffale, lo vieta categoricamente.
Mi sento sorridere e mi diverte.
In pochi attimi sul tavolo più vicino ho già impilato un grattacielo di libri dei quali ho voglia di parlare o di scrivere.
Mi siedo e inizio a sfogliare il primo dall’alto. Il profumo fragrante e variopinto delle parole e delle idee mi sale attraverso le narici e mi arriva immediato in testa.
Ore dopo, riprendo contatto con la realtà e il cervello mi formicola pieno di attività e pensieri e l’energia che sento mi costringe ad alzarmi. Lascio, questa volta, la pila sul tavolo come da istruzioni. Agguanto la borsa, scendo i gradini ed entro nel giardino che gira tutt’intorno alla biblioteca. L’erba verde ottobre rasata di fresco che il sole rende vivida.
Prendo l’iPod e indosso le cuffie. Accendo e Let the Sunshine In dà ritmo all’energia.
Cammino rapida con la musica nelle orecchie e la leggerezza nel respiro.
Mi guardo attorno. Non c’è nessuno. Mi concedo di saltellare alzando le ginocchia, prima la destra, poi la sinistra. E ancora e ancora, finché arrivo alla fine del sentiero, sul marciapiede pieno di gente che mi osserva attenta, nel calore del sole e nell’amore per il mio sogno che inizia ad affondare le radici nella consistenza della realtà quotidiana.
Come quello di Pinocchio nel Paese dei Balocchi, quello di Alice nel Paese delle Meraviglie o quello Tengo nel paese dei Gatti.
L’energia delle idee, la forza del sole e il ritmo del gospel mi fanno guardare in fondo al futuro dove trovo un azzurro terso e pulito che attende a braccia aperte. E non mi resta che una risata, una giravolta e un inchino per sentirmi Arlecchino, senza pensieri e con un domani migliore.

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7 pensieri su “Un sogno

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