Simplicio e la burocrazia postale

Posta

 

«Allora? Hai notizie per me?»
Chiese trafelato Simplicio entrando nel Caffè tabaccheria ricevitoria vicino alla chiesa di San Michele in Arcangelo, paese della pianura del Sole, nella lontana terra di Ailati.
«Sì.» gli rispose contento Brianno, suo amico e a volte complice d’avventure: «Ho appena controllato e guarda qui: la risposta dalla rete! Una signora di Morland, a trenta chilometri da qui, ha letto l’annuncio e vuole comprare tutta la tua raccolta di bambole di pannocchie!»
«Davvero? Sei sicuro?» s’informò Simplicio che era piuttosto ‘lento’ anche per gli standard della campagna del Sole.
«Certo. Sono sicuro. Non è che sia finita qui, eh. Ma adesso ci mettiamo d’accordo sulla spedizione, poi mandiamo il pacco contrassegno e poi ti arriveranno i soldi a casa. Tranquillo. Guarda scrivo subito alla signora che mi mandi l’indirizzo.»
«Mi sa che hai avuto una bella idea, allora! Quanto tempo ci vorrà ancora? Ce la farò a comprare la capra per la mamma a Natale?»
Brianno mise su un’aria da impiegato delle poste e fece finta di fare calcoli complicati, e ancora più complicati; aggrottò la fronte e batté con ritmo il cappuccio della penna sulle labbra come pensasse intensamente e poi sbottò: «Mi sembra che ci vorranno circa quindici giorni. Quindi ce la farai sicuramente.» imitando il tono falsamente mieloso dell’impiegata postale che tutte le mattine andava a bere il cappuccino al Caffè.
Simplicio scoppiò a ridere e ribatté: «Divertente. Davvero divertente. Per questo sei mio amico. Perché sei divertente e perché sai usare la rete e tutto il resto e anche le persone.»
«Guarda! La tipa ha risposto e ha mandato l’indirizzo. Dai, vai a casa portami le bambole che le impacchettiamo! Se fai abbastanza in fretta possiamo spedirle questa mattina, dai!»
Simplicio corse a casa, raccolse con cura le sue bambole di pannocchie, le mise in una scatola che si era procurato tempo addietro tra quelle scartate dal suo amico Brianno, dopo averle incartate una ad una con la carta di giornale.
Di buon passo, canticchiando e con sottobraccio la scatola, tornò dal barista tabaccaio, che trovò molto indaffarato a servire una marea di clienti.
In ansia, si sedette al tavolino più vicino al bancone continuando ad osservare ogni movimento di Brianno, facendo saltellare la gamba destra, passandosi le mani sulle cosce e sospirando. Il tempo del lavoro era sacro in pianura, ma Simplicio quella mattina per un granello di sabbia non buttò fuori tutti gli avventori!
Riusci a trattenersi alzandosi e rimanendo a guardare le mosse buffe di Furio, il macellaio, che giocava con le Slot machine. Sembrava uno sciocco, con la bocca aperta e lo sguardo vuoto, le dita continuamente in moto a pigiar bottoni.
«Cammina, Simplicio! Andiamo in cartoleria che compriamo la carta da pacchi!» disse Brianno agguantando di sfuggita un grosso rotolo di scotch dal cassetto sotto la cassa.
«Ma la dobbiamo proprio comprare? Non ho soldi.»
«Niente storie da crumiro, amico mio! Se proprio non ci arrivi te li presto io e poi me li ridai.»
«Ok.»
Simplicio seguì Brianno passo passo, anche se era alto due volte e la falcata doveva farla minuscola. In cartoleria Cassarino fu felice di aiutarli ad incartare e così, cinque minuti prima della chiusura, riuscirono a spedire il pacco.
«Adesso aspetto, allora?» chiese Simplicio.
«Sì, vedrai che i tuoi soldi arriveranno in tempo.»
Tutti i giorni Simplicio abbandonava i campi anche due o tre volte per correre a vedere se finalmente ci fossero soldi nella cassetta della posta.
Ogni volta rimaneva deluso.
Dopo giorni e giorni di vuoto completo, trovò un cartoncino bianco che portava scritto il suo nome.
Perplesso, decise di non perdere tempo. Lasciò il lavoro e arrivò al Caffè.
Brianno lo vide arrivare dalla vetrina, ma non poté dargli subito retta, occupato a preparare il secondo giro di aperitivi per gli impiegati della banca del paese.
Simplicio rimase in piedi spostando il peso da una gamba all’altra, guardando tutti con aria bellicosa, come volesse buttarli fuori a calci.
Lentamente il locale si svuotò e Brianno prese il cartellino dalle mani di Simplicio.
«Bene, ecco i tuoi soldi, Simplicio!»
«Come sarebbe? Questi non sono soldi!»
«Lo so. E’ l’avviso che il postino è passato, non ti ha trovato e che dovrai andare in posta domani mattina, dopo le dieci, com’è scritto qui, vedi? per ritirare la raccomandata.»
«Ah, e poi? Ma scusa il postino lo sa che lavoro nei campi? Perché non è venuto fin lì?»
«Oh, è la burocrazia postale, Simplicio! Però abbiamo quasi fatto. Domani prendiamo la raccomandata, l’apriamo e dentro ci troviamo un assegno circolare e ce lo facciamo cambiare da Dottie, lì alla posta, e così, voilà, avrai i tuoi soldi!»
«Oh, bene allora. Vengo di nuovo domani.»
Quella sera Simplicio mise il cartellino bianco sotto il materasso e ci dormì sopra, sognando il Natale e la faccia contenta della mamma con la sua capra nuova!
Preciso come un treno inglese, passò alle dieci a prendere Brianno, che, per l’occasione, s’era fatto sostituire dalla moglie.
Entrarono nell’ufficio postale e aspettarono con impazienza il loro turno.
Finalmente Dottie si liberò di Gottard, consegnandogli la sua pensione, e poté prendere il cartoncino bianco dalle mani di Simplicio.
«Ciao Simplicio.»
«Ciao Dottie. »
«Devi darmi anche la tua carta d’identità.»
«Perché?»
«Perché devo mettere il numero della tua carta nel computer, altrimenti non posso darti la raccomandata.»
«Dottie, lo sai che non ho la carta. Io lavoro nei campi e ci conosciamo da sempre.»
«Eh, lo so. Ma se non hai la carta, non posso darti la raccomandata.»
«Va bene, Dottie. Andrò a prenderla.» disse Simplicio e, rivolto a Brianno, chiese: «M’aspetti qui? Ci metto cinque minuti.»
«Vai, aspetto qui, chiacchiero con Dottie.»
Simplicio fece più in fretta che poté, correndo impacciato dal giaccone e con l’alito bianco che gli usciva dalla bocca. Dieci minuti dopo era di nuovo all’ufficio postale.
«Ecco la mia carta d’identità» disse sorridendo e ansimando a Dottie.
Dottie la prese e controllò che non fosse scaduta, poi pigliò il biglietto bianco e lo studiò attentamente.
Simplicio e Brianno si avvicinarono allo sportello, seguendo le mosse della donna.
Lei alzò il capo di botto e disse: «Non ti posso consegnare la raccomandata. Non c’è il tuo nome. Mi dispiace.» Aprì la busta ne tirò fuori alcune carte e le mise da parte sulla scrivania.
Simplicio impallidì e Brianno si rabbuiò.
«Come sarebbe a dire?» volle sapere Brianno, che si sentiva responsabile del fallimento.
«Vuol dire che sulla busta e sull’assegno non c’è scritto Sig. Martarallo Simplicio, ma Sig. Martarallo Semplico. Quindi non posso consegnare né raccomandata, né assegno circolare perché potrebbe esistere davvero questo Martarallo Semplico e Simplicio, qui, potrebbe essere uno che approfitta della situazione e si fa passare per lui, per ritirare fraudolentemente i soldi.»
Simplicio, che non aveva capito una parola, guardò Brianno, che si affrettò a dirgli: «Non preoccuparti. Ti spiego dopo.» già pensando alle ore e ore che avrebbe perso cercando di far capire la situazione a Simplicio.
«Ma scusa, Dottie, pensi davvero che io e Simplicio potremmo mai…?»
«No, lo so che siete onesti. Vi conosco. Ma siccome c’è questo nome che non corrisponde non posso fare diversamente.»
«Ma noi avevamo scritto il nome giusto, no?»
«Sì, lo so. Evidentemente è stato qualcuno all’ufficio postale del paese della signora che ha sbagliato.»
«Ci sarà un modo, però, per avere i soldi, no?» s’informò seccato Brianno.
«Sì, certo. Adesso Simplicio dovrà firmare alcune carte e poi dovrà aspettare che emettano un nuovo assegno e che ce lo rimandino. Ovviamente se ne parlerà dopo le feste.»
«Dopo le feste?A che mi serve se arriva dopo Natale?» disse dispiaciuto Simplicio e se ne tornò immusonito ai suoi campi che conosceva bene e che non avrebbero mai permesso di fargli vivere una delusione così grande.
I cuori candidi soffrono semplicemente e si rincuorano a fatica.

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