Quel sottile filo di paura

Zen-e-Buddismo1

Di soprassalto sono sveglia. Nel buio ascolto.
Ci sei. Ti sento respirare, anche se poco perché son più forti i battiti furiosi del cuore spaventato di non trovarti.
Mi rigiro un po’, senza sobbalzi, per non destare il tuo sonno, così leggero negli ultimi tempi.
La paura rientra nel controllo e posso ancora assopirmi.
Ci sei. Per adesso ci sei.
Percorrere la vita mi ha portato a sentirmi soddisfatta dell’adesso.
Ci sei. Ti sento caldo al mio fianco, così lungo e fragile che il materasso ti sostiene senza arcuarsi, i riccioli sfiorano la testiera, e piedi escono dalle coperte, a meno che tu non assuma quella posizione accartocciata da feto, che ti restringe tutto in un mucchio, con le mani incrociate sul petto che si aggrappano strette al piumino.
Indifeso e così solo, mi sembri in quei momenti, che vorrei svegliarti per dirti che che sono qui.
Che non ti lascerò mai.
Ma non è bene svegliarti, non capiresti, ti arrabbieresti.
Ci sei. E mi posso rilassare, scivolare nel riposo vigile di chi assiste, e ricordare il tuo sonno prima del sei ottobre.
Era un sonno chiassoso e rumoroso come il gioco di bimbo pestifero, pieno di un russare forte, esagerato, che a tratti arrivava all’apnea. Arrogante, tutto disteso sulla schiena, un braccio sopra la testa come a cercare di fermare i pensieri e i problemi. Un sonno movimentato dagli arti che si stendevano a scatti, come stessi lottando a calci e pugni con un avversario temibile. Un sonno faticoso. E la mattina aprivi gli occhi più stanco della sera prima.
‘Sono qui’, avrei voluto dirti anche allora. Ma tu, a volte, mi chiudi fuori così repentinamente e totalmente che non mi resta che camminare da sola, avanzando nella tempesta della solitudine, senza un posto dove andare per giorni e giorni sperando di non scostarmi troppo dal tuo cammino.
Sì, lo so: gli uomini forti non chiedono aiuto, non parlano dei problemi, ce la fanno da soli.
Finché il mondo non crolla e allora bisogna correre a salvare il salvabile, tutti assieme. Arriva la cavalleria. E non importa che sia uomo o donna.
Così ho imparato a leggere il tuo sonno.
A interpretarlo e a vegliarlo.
Oggi andrà bene, respiri lieve.
Non stai nascondendo segreti. Non stai facendo l’uomo forte che si arrangia da solo.
Sei il mio uomo e basta. Posso allungare una mano e infilarla sotto il tuo fianco, senza svegliarti.

Photo: http://www.aikidoedintorni.com

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