Il mostro mite – Raffaele Simone

il mostro mite

Non sono un politico, né un politologo, e questo libro, malgrado l’apparenza, non è un lavoro di analisi politica. A questioni politiche dedica parecchie pagine, è vero: ma il suo focus è diverso. Preferisco infatti considerarlo un altro dei tentativi di descrivere frammenti della cultura della modernità che sono venuto presentando negli ultimi anni.

Incipit di Il mostro mite
Raffaele Simone

Mi piace il modo di scrivere di Raffaele Simone, linguista ed esperto di filosofia del linguaggio, come in questo ‘Il mostro Mite’ che presenta con chiarezza e analisi acuta le problematiche della sinistra nel XXI secolo non limitandosi ai motivi della politica ma aprendo la prospettiva sulla cultura di massa e le scelte che le varie società sono state portate a fare seguendo, appunto, la cultura dominante e globale che risulta piuttosto indifferente, insofferente ai sacrifici e soprattutto incapace di sostenere per lungo tempo il peso degli ideali. Da leggere per il livello di lingua utilizzato e per comprendere meglio aspetti della nostra cultura ai quali pensiamo di rado, o mai.

Photo: http://www.wallfizz.com 

Annunci

L’oro di Napoli – Giuseppe Marotta

oro di napoli

Nel maggio del 1943, in una sua lettera da Napoli, mia sorella Ada fra l’altro scriveva:
«Ti ricordi don Ignazio? S’era ridotto a vivere in “basso a Margellina. L’ultimo bombardamento gli ha spazzato via tutto. Figurati che nella fretta di scappare lasciò sul comodino perfino i denti finti. Ma tu sai che uomo è. Dice che non può allontanarsi dai clienti. Perciò si è allogato nella buca prodotta da una bomba, improvvisandovi un tetto in lamiera. Ha trovato uno sgabello e ha trovato un tavolino. Non so se ti ho mai detto che da qualche anno tira avanti ricopiando musica e dando lezioni di chitarra. Insomma, due giorni dopo il disastro, era già a posto nella sua buca. Si crede che non gli permetteranno di rimanervi. Egli obietta che quello è soltanto il suo ufficio, perché di notte trova ospitalità in casa di un suo allievo. Che tipo. Nella domanda di risarcimento di danni ha scritto: pregovi disporre d’urgenza che mi venga assegnata una dentiera, non potendo in mancanza fumare la pipa.»

L’oro di Napoli
Giuseppe Marotta

Un libro scritto riunendo trentasei racconti già apparsi come elzeviri sul Corriere della Sera. Leggendoli d’un fiato, uno di seguito all’altro, si notano meglio alcune delle caratteristiche dello scrittore e del suo scrivere: soprattutto la capacità di illuminare Napoli alla luce dei ricordi. Da napoletano trapiantato a Milano, Marotta descrive con affetto la sua città e trasmette l’amore dei napoletani per la vita e la loro capacità di adattarsi ad essa, raccontando della forza della madre, e le avventure di personaggi molto reali che riescono a cadere sempre in piedi accompagnati da una grandissima pazienza e spirito di sopportazione che li porta a reggere anche le relazioni più complesse e faticose. E tutti sono in grado di riciclarsi adeguatamente ad ogni sgarbo o folata violenta della vita. Capacità che, a tutti gli effetti, sono la ricchezza, il vero oro di Napoli.

 

 

Photo: it.wikipedia.org

L’isola del giorno prima – Umberto Eco

l'isola del giorno prima

“Eppure m’inorgoglisco della mia umiliazione, e poiché a tal privilegio son condannato, quasi godo di un’aborrita salvezza: sono, credo, a memoria d’uomo, l’unico essere della nostra specie ad aver fatto naufragio su di una nave deserta.”

Così, con impenitente concettosità, Roberto de la Grive, presumibilmente tra il luglio e l’agosto del 1693.

Incipit di L’isola del giorno prima
Umberto Eco

Da dove si parte per commentare un testo di Eco? Da lui stesso, citando una delle postille al Nome della Rosa:”Per raccontare bisogna anzitutto costruirsi un mondo, il più possibile
ammobiliato sino agli ultimi particolari.” E dalle mie parole, un suo lettore qualunque. Un po’ sopraffatto dalla componetene epistemologia del XVII, ambientazione della storia – in parole povere: che non essendo ferrata come lui nella materia Storia del XVII secolo e in filosofia a volte mi son persa e ho dovuto consultare molti testi di storici vari per capire quello di cui parlava Eco, ma è giusto che sia così-. Mi ha affascinato, invece, il mondo che lui ha preparato per il suo personaggio, così esotico, un mondo pieno di mare di fiori, piante e animali di quell’isola solo intravista, così utopisticamente irraggiungibile. Lo consiglio agli amanti dei romanzi storici e soprattutto a chi ne voglia scrivere uno come linea guida.

Photo:Photo: quattropassiinscozia.blogspot.com

Confessioni di una maschera – Yukio Mishima

Seppuku_by_eidemon666

Per molti anni continuai a sostenere ch’ero capace di ricordare cose viste all’epoca della mia nascita. Da principio, ogni volta che lo dicevo, i grandi si mettevano a ridere, ma poi, sospettando la velleità di raggirarli, guardavano con astio la faccia pallida di quel fanciullino senza fanciullezza. Di quando in quando mi capitava di dirlo in presenza di visitatori che non erano intimi amici di famiglia; allora la mia nonna, per paura che mi giudicassero un idiota, mi dava seccamente sulla voce ordinandomi di andar a giocare altrove.

Yukio Mishima
Confessioni di una maschera

Yukio Mishima ha scritto, credo, una biografia. Una anonima biografia perché il personaggio principale del libro non ha nome. Confessa, nel profondo intimo e segreto all’interno della maschera, la sua lenta maturazione di anima omosessuale, con gli incubi e le visioni di morte causati dal prendere coscienza della propria diversità. Mentre l’esterno di quello stesso diaframma, è in continuo e sfibrante confronto con una cultura dalle norme sociali e comportamentali ben più che rigide e che il protagonista si sforza di rispettare. L’uomo cerca gli altri esseri umani per comprendere quanto è eguale a loro eppure quanto ne è distante. Unici e irripetibili, ma inter pares. Fu il primo dei suoi libri a portarlo alla notorietà anche nel mondo occidentale e ovviamente rimane nella memoria collettiva per il suo suicidio rituale, sekkupu, il 25 novembre del 1970. Amore e thanatos.

Photo: eidemon666.deviantart.com

Thomas Bernhard – Il soccombente

il-soccombente

Anche Glenn Gould, il nostro amico e il più importante virtuoso del pianoforte di questo secolo, è arrivato soltanto a cinquantun anni, pensai mentre entravo nella locanda.
Solo che non si è tolto la vita come Wertheimer, ma è morto, come si suol dire, di morte naturale.
Quattro mesi e mezzo a New York suonando e risuonando le Variazioni Goldberg e l’Arte della fuga, quattro mesi e mezzo di Klavierexerzitien, come Glenn Gould ripeteva di continuo e solo in tedesco, pensai.

Incipit di Il soccombente
Thomas Bernhard

Thomas Bernhard fu un uomo misantropo fin all’eccesso e del tutto extra ordinario. Esattamente come lo sono i suoi libri. ‘Il soccombente’ evidenzia in modo particolare le caratteristiche dell’autore che si possono riassumere nel pessimismo più totale e nel sapere a priori che andrà sempre peggio. Ma ‘Il soccombente’ è testo magistrale per la gestione della lingua e per le varianti con le quali sfuma ogni emozione. La narrazione racconta dell’amicizia di tre uomini legati dalla musica e dal fatto di suonare, chi bene e chi genialmente, il pianoforte. La voce narrante è la protagonista del monologo ininterrotto che procede, a ritroso, negli eventi delle vite dei tre protagonisti. Da leggere per la capacità dell’autore di trascinare il lettore nel racconto utilizzando come guida la voce narrante, in monologo, che sta componendo la storia che racconta e la sta trasformando in opera d’erte.

Photo: http://www.zerottonove.it

Osvaldo Soriano – Triste, solitario y final

triste, solitario

Fa giorno con un cielo tutto rosso, sembra di fuoco, eppure il vento è fresco e umido e l’orizzonte una foschia grigia. I due uomini sono saliti in coperta e sono due facce ben diverse quelle che guardano verso la costa, celata dalla nebbia. Gli occhi di Stan hanno il colore della foschia; quelli di Charlie, il colore del fuoco. La brezza salata spruzza i loro visi di gocce trasparenti. Stan passa la lingua sulle labbra e sente, forse per l’ultima volta in quel viaggio, il gusto salato del mare. Ha gli occhi celesti, piccoli e obliqui, le orecchie grandi, i capelli ispidi e arruffati.

Incipit di Triste, solitario y final
Osvaldo Soriano

Un esempio perfetto e geniale di parodia. I personaggi che Soriano fa muovere in questa sua narrazione sono Stan Laurel dagli occhi color foschia e Charlie Chaplin con occhi color del fuoco. Laurel, vicino alla fine della vita va a trovare Philip Marlowe, il grande personaggio di Raymond Chandler, per affidargli un’importantissima indagine. Da leggere soprattutto con un occhio alla verosimiglianza. Soriano si inserisce come personaggio principale nella sua storia assieme ad attori scomparsi e personaggi inventati in una spettacolare trama che viaggia al di là della realtà e che dà la misura di quanto poco valga la realtà, la vita vera, in un libro sapientemente scritto.

Photo: http://www.effettonotteonline.com

Se questo è un uomo – Primo Levi

Levi

Ero stato catturato dalla Milizia fascista il 13 dicembre 1943. Avevo ventiquattro anni, poco senno, nessuna esperienza, e una decisa propensione, favorita dal regime di segregazione a cui da quattro anni le leggi razziali mi avevano ridotto, a vivere in un mio mondo scarsamente reale, popolato da civili fantasmi cartesiani, da sincere amicizie maschili e da amicizie femminili esangui. Coltivavo un modesto e astratto senso di ribellione.

Incipit di Se questo è un uomo
Primo Levi

Leggete questo libro. Per capire voi stessi e per riflettere su un pezzo della nostra storia. Che vogliate scrivere o meno. Leggetelo.

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Photo: http://www.venditamarmo.com

Gli esami non finiscono mai – Eduardo de Filippo

Esami

A sala buia si alza il sipario mentre un fascio di luce bianca investe il centro di un sipario-comodino di velluto nero. Con un gesto rapido e padronanza del mestiere, Guglielmo Speranza si presenta al pubblico, spaccando in due il velluto nero e avanzando verso il centro della ribalta. Egli indossa un qualsiasi vestito da mattina e reca nella mano sinistra tre barbe finte: nera, grigia e bianca.

Incipit di Gli esami non finiscono mai
Eduardo de Filippo

Gli esami non finiscono mai è una commedia teatrale che Eduardo pensava da anni. L’aveva infatti concepita già molti anni prima e nel 1948 ne raccontò la trama a Raul Radice, dicendogli che i contenuti erano ancora troppo duri per i tempi. Attese per la stesura il 1973, anno che ritenne più confacente e il pubblico più pronto a ricevere l’insegnamento celato nelle risate della commedia. Quali sono gli esami che vanno per forza superati nella vita? Quelli di scuola, indubbiamente e poi piano piano tutti gli altri. Quello che trovo significativo in questa piece è come nel primo atto si rincorrano in continuazione i diminutivi (scandaletto, balconcino, vestitini ecc.) per scemare completamente nel secondo e nel terzo che aumentano il tono della commedia, un tono che raggiunge quasi il crepuscolare nel finale. Credo sia indispensabile a tutti imparare queste strategie e non scordare Eduardo de Filippo.

 

 

Photo: napolidieduardo.blogspot.com

Manhattan Transfert – John Dos Passos

Manhattan

L’infermiera, tenendo il canestro a braccia tese come se fosse un bacile, aprì la porta di una grande stanza surriscaldata, dalle pareti tinte di verdastro, dove l’aria satura d’dori d’alcol e iodoformio, da altri canestri lungo il muro, agitati, salivano deboli e acuti vagiti. Deposto il suo, vi gettò un’occhiata, a labbra strette. Il neonato si contorceva debolmente nell’ovatta, come un groviglio di vermi.

Incipit di Manhattan Transfert
John Dos Passos

Dos Passos, l’inventore delle storie raccontate a mosaico. Incollando frammenti di vita dei personaggi sullo sfondo comune della città di New York. In un periodo storico segnato dalle guerre in Europa (Dos Passos, come Hemingway, nel 1917 si trasferì in Francia a guidare ambulanze) , ma anche dalla presenza di grandi menti (Dos Passos incontrò, per esempio, Eisenstein vicino alla libreria di Sylvia Beach). Esperienze. Frammenti di vita. Raccolti e rivissuti attimo per attimo in questo Manhattan Transfert che fu solo il primo di una serie di capolavori.
Indubbiamente da leggere. Importante la narrazione a più voci: Ellen, la più bella donna di New York; Jimmy, figlio dell’aristocrazia americana; George Baldwin, che da povero avvocato diventerà procuratore; che porta il lettore ad immedesimarsi in vent’anni di vita americana, dall’inizio del ‘900 all’era del jazz.

Photo: http://www.shorpy.com

Nati due volte – Giuseppe Pontiggia

volare

La scala mobile sale al terzo piano tra scale che discendono, gradini che spariscono in alto tra le luci, pavimenti che si allontanano ai due lati, la folla che circola lentamente nel brusio.
«Ti piace?» gli chiedo in un orecchio, alle spalle.
«Sì» risponde senza voltarsi.
Aggrappato con la sinistra al corrimano di gomma, si lascia cadere indietro, sentendo che ho le braccia aperte.
Sto curvo in avanti per sorreggerlo. Quando arriviamo in cima e i gradini di ferro scompaiono nella feritoia, si arrovescia con le spalle.
«Non avere paura!» gli dico, sollevandolo a fatica perché non inciampi.

Incipit di Nati due volte
Giuseppe Pontiggia

Nel 2001 ‘Nati due volte’ vinse il premio Campiello. Narra la vita di tutti i giorni di un padre che vive con un figlio colpito da tetraparesi spastica. Pontiggia ci mette di fronte un’ineluttabile verità: ognuno fa fatica a misurarsi con l’handicap perché in questo modo ognuno deve confrontarsi principalmente con se stesso, confronto sempre molto difficile e faticoso. Così spesso ci si protegge con l’indifferenza o peggio ancora con l’insofferenza. Per comprendere appieno quindi credo che tutti dovrebbero leggere almeno una volta ‘Nati due volte’. Chi vuole dedicarsi al mestiere di scrittore almeno due volte.

Photo: kiaretta185.blogspot.com