Il taccuino rosso – Paul Auster

piccione.viaggiatore

Beh, piace anche a me ridere di tanto in tanto, ci mancherebbe! A modo mio, ovviamente!
E allora cerco nel caos della mia casa libreria un testo che possa andar bene.
Non ho sempre voglia di ridere allo stesso modo. A volte mi piacciono i libri di Malaussène, scritti da Pennac a volte i libri di Rald Dahl (tutti!) a volte invece, come oggi, mi piace Paul Auster (che adoro!!!) e il suo ‘Il taccuino rosso’. Raccolta di tredici racconti brevi (alcuni brevissimi) che giornalisticamente mettono di fronte alla semplice vita vissuta, alla verità vera. Una verità talmente incredibile che ha del favoloso.
Imprescindibile per chi vuole scrivere con humor inglese.

Un pezzetto della Storia VIII:

L’estate di tre anni fa una lettera fece la sua coparsa nella mia cassetta della posta. Arrivò in una busta bianca oblunga ed era indirizzata a qualcuno il cui nome non mi era familiare: Robert M. Morgan di Seattle, Washington. La busta recava sul davanti diversi timbri postali: Non esitata, Destinatario sconosciuto, Reso al mittente. Il nome di Mr. Morgan era cancellato con un tratto di penna, e di lato qualcuno aveva scritto Sconosciuto a questo recapito. Tracciata con lo stesso inchiostro blu, una freccia indicava l’angolo in alto sul lato sinistro della busta accompagnata dalle parole Restituire al mittente. Pensando a un errore dell’ufficio postale, cercai sul margine in alto a sinistra per vedere chi era il mittente. Assolutamente sbigottito,scoprii che c’erano proprio il mio nome e il mio indirizzo. E non era tutto, i dati erano stampati su un’etichetta adesiva (una di quelle etichette che si possono ordinare in pacchi da duecento alle ditte che si fanno pubblicità sulle scatole dei fiammiferi). Il mio nome era scritto correttamente, l’indirizzo era proprio il mio, ma il problema era (e rimane) che io non avevo mai posseduto né ordinato una serie di etichette adesive prestampate in vita mia.
All’interno c’era una lettera scritta a macchina a spazio uno che esordiva così: «Caro Robert, rispondendo alla tua del 15 luglio 1989, posso dirti solamente che, come altri scrittori, ricevo spesso lettere a proposito del mio lavoro». Quindi, con uno stile ampolloso e tronfio infarcito di citazioni dai filosofi francesi e grondante di vanità e autocompiacimento, l’autore esprimeva il suo apprezzamento per le idee che «Robert» aveva sviluppato a proposito di uno dei miei libri in un corso universitario dedicato alla narrativa contemporanea. Una lettera detestabile, il tipo lettera che non mi sognerei mai di scrivere a nessuno, eppure portava la mia firma. La calligrafia non assomigliava alla mia, ma era un ben misero conforto.

Photo: www.anzionettuno.net

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