Lo spirito e altri briganti – Loriano Macchiavelli Francesco Guccini

boschi

Un modo di fare giallo pieno di tradizione e dal profumo antico? Mi è piaciuto molto ‘Lo spirito e altri briganti’ di Loriano Macchiavelli e Francesco Guccini. Ambientato alla fine degli anni trenta sull’Appennino, ha come protagonista il maresciallo Benedetto Santovito, giovane carabiniere, anzi il più giovane maresciallo dell’Arma, scaraventato prima a Bologna e poi lassù, in un paese di montagna dall’inverno freddissimo. Come fredda e dura gli pare la gente di quella montagna, che in qualche modo lo accetto, forse, proprio solo per la sua giovinezza. La trama porta Santovito ad indagare sulla Bestia, mostro o mito della cultura montana, come pensa all’inizio, ma che poi si rivelerà una realtà concreta. Mi piace lo scritto semplice, efficace e realistico. Mi piace il personaggio principale Santovito che riesce ad accettare ciò che incontra quotidianamente, rispettandolo.
E anche la particolarità dei nomi dei personaggi, che sembrano buffi, ma…

Prima che il sentiero svoltasse, il maresciallo si fermò a guardare le Piane. Vide il bovaro uscire dalla cucina e, prima di entrare nella stalla, fermarsi a pisciare contro un albero.
Santovito scosse il capo e Bleblè disse: «Per questo siete venuto fin qui? Per due graffi?»
«Due graffi? Quella bambina ha le guance e il collo rovinato. Ma hai visto bene?»
Beblè fece di sì e borbottò: «Non è stata una faina, poco ma sicuro».
«Allora?»
Bleblè si strinse nelle spalle. Santovito sedette su un sasso ai margini del sentiero e accese un sigaro. Ne offrì uno a Bleblè che rifiutò. Cercò di fumare tranquillo seguendo i suoi pensieri. Per lui il sigaro era un buon catalizzatore del ragionamento e spesso lo aveva aiutato. Non in quell’occasione; deluso, lo spense sotto la scarpa e si alzò per riprendere la discesa, ma Bleblè gli fece cenno di aspettare.
«Cosa c’è?» Bleblè indicò alle spalle del maresciallo. Il bovaro aveva messo fuori la testa dagli sterpi del sentiero. Poi uscì del tutto. «Cosa c’è?» ripeté Santovito, questa volta al bovaro.
«Perché non ne andate a parlare con la Teralatira?» disse quello sottovoce.
«Di cosa?»
«Di quello che è successo a Clarina» e sparì di nuovo fra gli sterpi.
«Ehi, tu!» chiamò Santovito. «Ehi, tu, torna qui!» A Bleblè: «Come si chiama?»
«Non lo so. Lo chiamano tutti Voi».
«Voi non è un nome, accidenti! Torniamo alle Piane».
«Non ricaverete altro, maresciallo. Per me vi c… conviene fare come ha detto Voi».
«E dove trovo questa la Tera… la Tera…»
«La Teralatira, ma voi non ditelo davanti a lei perché adopererebbe la sua ‘zanetta‘ sulla vostra testa. A lei importa poco c… che voi siate maresciallo dei c… carabinieri. C… chiamatela Veronica».
«Cosa significa la Teralatira?»
«Significa c… che prima o ppoi la terra la tirerà a sé. Succederà anche a noi, ma a Veronica l’augurio non piace e usa la ‘zanetta‘»
«Cos’è questa ‘zanetta‘?»
«Potete chiamarlo bastone»

Photo: http://www.windoweb.it

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