Elias Portolu – Grazia Deledda

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Un libro verista, per chi ama leggere e scrivere di cose concrete? Grazia Deledda ‘Elias Portolu‘. Non ho letto molto di quest’autrice sarda, premio nobel per la letteratura, che utilizza come protagonisti esseri umani fragili, non in grado di opporsi alla forza delle proprie passioni e che, quindi, cadono inevitabilmente nell’errore.
Queste tematiche, che in realtà vanno oltre i canoni del verismo, sono la peculiarità della Deledda, ma anche ciò che mi allontana dalla sua scrittura, preferisco i personaggi che combattono sempre!
Imprescindibili comunque ‘Canne al vento‘ e questo ‘Elias Portolu‘.
Il protagonista è un pastore della Barbagia che, dopo essere stato condannato e aver scontato la pena, ritorna nella sua terra natia e cerca di ricominciare una vita serena. Ma s’innamora, ricambiato, della moglie del fratello Pietro. Elias e Maddalena quindi tradiscono e lei rimane incinta, ma Elias non vuole riconoscere il bambino nemmeno dopo la morte del fratello, perché ha deciso di diventare prete. Quel che affascina è la capacità della Deledda di esprimere l’inquietudine estrema e la forza del desiderio che la natura riesce ad infondere nell’essere umano.

Elias si sentiva triste; non sapeva come cominciare, e si guardava ostinatamente le mani; zio Martinu capì in quale stato d’animo si trovava il suo giovane amico, e cercò di trarlo d’imbarazzo.
«Elias Portolu», disse gravemente, «io so quello che vuoi dirmi. Maddalena è innamorata di te.»
«Zitto!» disse l’altro con spavento, mettendogli la mano sul braccio. «Ogni piccola macchia porta piccole orecchie!» aggiunse tosto, per scusare il suo turbamento.
«Sì», rispose con voce grave il “padre della selva”, «ogni piccola macchia, ogni albero, ogni pietra porta orecchie. E che per ciò? Ciò che io ho detto e che dirò lo può ascoltare chiunque, cominciando da Dio che è lassù, e terminando nel più misero servo Maria Maddalena ti ama, tu l’ami; unitevi in Dio, perché egli vi ha creato l’uno per l’altra.»
Elias lo guardava trasognato; ricordava il colloquio avuto con prete Porcheddu, i consigli, gli avvertimenti avuti in quella indimenticabile notte di San Francesco. A chi dare ascolto?
«Ma è la sposa di mio fratello, zio Martinu!».
«E se è la sposa di tuo fratello? Lo ama forse? No. Dunque non è sua e non sarà mai sua secondo le leggi del Signore. Il matrimonio d’amore è il matrimonio di Dio, quello di convenienza è il matrimonio del diavolo. Salvati, Elias Portolu, e salva la colomba, come la chiama tuo padre. Maria Maddalena accettò Pietro perché glielo imposero, perché egli aveva grano, perché aveva orzo, fave, casa, buoi, terre. Il diavolo operava. Ma Dio aveva destinato altrimenti. Egli ti fece tornare, ti fece incontrare con la ragazza: vi siete visti, vi siete amati, pur sapendo che secondo i pregiudizi degli uomini non potvate neppure guardarvi. Non senti tu in questo una forza superiore all’uomo, che gli addita la sua via? Non è la mano di Dio? Pensaci bene, Elias Portolu; ci pensi; pensato ci hai?».
«È vero. Ma pietro è mio fratello».
«Siamo tutti fratelli, Elias Portolu. Pietro non è uno stupido, egli capisce la ragione. Va, digli: “Fratello mio, io amo la tua sposa e lei mi ama; che pensi di fare? Vuoi rendere infelice fratello tuo e quell’altra creatura innocente?”».
Elias sentì freddo al solo pensiero di parlar così a suo fratello, e scosse la testa con dolore e con terrore.

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