Agnes Grey – Anne Brontë

istitutrice

Ho riletto da poco ‘Agnes Grey‘ di Anne Brontë, la più giovane e meno famosa delle tre sorelle (Charlotte, la più vecchia, ha scritto ‘Jane Eyre’ ed Emily, invece, ‘Cime tempestose’). Mi fanno molta tenerezza, devo dire, queste sorelle dalla vita così travagliata e morte piuttosto giovani, che scrivono romanzi che potrebbero essere racconti della loro vita. Anzi che in fondo lo sono proprio, pezzi della loro vita.
Anne è spesso autobiografica nel delineare Agnes Grey e attraverso il suo personaggio riesce ad analizzare e a giudicare, con severità direi, la ‘buona società’ dell’epoca, ipocrita e superficiale. La scrittura di Anne coinvolge senza dubbio, eppure le storie delle signorine inglesi dell’epoca, in generale, mi lascino l’impressione del romanzo rosa più che quella del romanzo di denuncia.
Sarà che all’epoca le donne dovevano sposarsi per forza e quindi matrimonio e sentimento sono sempre al centro di queste storie?

«Non mi sembra che voi abbiate mostrato molta cura» rispose con una risatina amara «uccidendo tutte quelle povere bestie in quel modo terribile e facendo tanto soffrire il povero ragazzo per un capriccio.»
Ritenni prudente non aggiungere altro.
Non ero mai stata tanto vicina a una lite con la signora Bloomfield; e non avevo mi scambiato tante parole con lei in una sola volta dal giorno del mio arrivo.
Ma il signor Robson e la vecchia signora Bloomfield non erano i soli ospiti il cui arrivo a Wellwood Hose mi creasse problemi; ogni visitatore me ne creava; non tnto perché non si curavano di me (sebbene la loro condotta sotto tale punto di vista, mi sembrasse strana e sgradevole), quanto perché mi riusciva impossibile tenere tenere lontani i bambini, come mi veniva ripetutamente richiesto di fare: Tom voleva ad ogni costo parlare con loro, e Mary Ann voleva essere ammirata. Nè l’uno é l’altra avevano alcun senso di vergogna o soltanto di comune modestia. Interrompevano chiassosamente e senza nessun rispetto la conversazione degli adulti, li indispettivano con le domande impertinenti, si appendevano al collo degli uomini, gli si arrampicavano sulle ginocchia senza essere richiesti, gli stavano sempre attorno o cercavano nelle tasche, tiravano il vestito alle signore, le spettinavano, rovinavano i colletti e le infastidivano chiedendo i gioielli.

Photo: cipriaemerletti.blogspot.com

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