La banalità del male – Hannah Arendt

filo spinato

Propongo un libro per chi ama scrivere raccontando fatti realmente accaduti. Hannah Arendt ‘La banalità del male‘. Otto Adolf Eichmann viene catturato nel 1960 e nel 1961 a Gerusalemme viene processato per i crimini contro l’umanità che ha compiuto sotto il regime nazista. Hannah Arendt come inviata del “New Yorker” segue il dibattimento. E quello che la colpisce è appunto la banalità del male. Gli uomini che hanno commesso quei crimini non sono altro che piccoli burocrati, servitori, passacarte. Non hanno la forza e l’aspetto dei demoni, ma quello semplice di ognuno di noi.
Terrificante.

Se la sua coscienza si ribellava a qualcosa, non era all’idea dell’omicidio, ma all’idea che si uccidessero ebrei tedeschi (“Non ho mai detto che non sapevo che gli Einsatzgruppen avevano l’ordine di uccidere, ma non sapevo che ebrei del Reich evacuati verso oriente venissero sottoposti allo stesso trattamento. Questo non lo sapevo.”) Era lo stesso modo di ragionare di quel Wilhelm Kube, nazista della prima ora e Generalkommissar nella Russiaoccupata, che era rimasto sconvolto e offeso quando ebrei tedeschi insigniti della Croce di Ferro erano giunti a Minsk per subire il “trattamento speciale”. In quell’occasione, Kube, che era un uomo piuttosto energico, aveva usato parole che ci possono dare un’idea di ciò che si agitava nella mente di Eichmann quando questi era in preda a crisi di coscienza:”Io sono certamente un duro e sono pronto a contribuire alla soluzione del problema ebraico, – aveva scritto Kube al suo superiore nel dicembre del 1941 – ma gente che viene dal nostro stesso ambiente culturale è sicuramente un po’ diversa dalle bestiali orde indigene.”
Questo tipo di coscienza, che, ammesso che si ribellasse, si ribellava solamente all’assassinio di persone provenienti “dal nostro stesso ambiente culturale”, è sopravvissuto al regime hitleriano: molti tedeschi di oggi si ostinano a credere che soltanto Ostjuden, ebrei dell’Europa orientale, venissero massacrati. Ma bisogna anche dire che questo modo di pensare, che distingue tra l’uccisione di persone “primitive” e l’uccisione di persone “civili”, non è prerogativa del solo popolo tedesco.

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