I libri ti cambiano la vita – A cura di Romano Montroni

libri

I libri ti cambiano la vita. Cento scrittori raccontano cento capolavori‘ A cura di Romano Montroni. Cento personaggi famosi, tra scrittori, giornalisti e gente di spettacolo raccontano del momento in cui hanno incontrato il libro che ha segnato un confine nella loro vita e che a fatto loro cambiare idee e modo di pensare. Dai classici ai libri per bambini un libro ha cambiato la vita di qualcuno.
La mia vita è cambiata grazie a molti libri, oserei dire grazie a quasi tutti, ma i due che più mi hanno fatto cambiare sono stati: ‘Narciso e Boccadoro‘ di Hermann Hesse e ‘La variante di Lüneburg‘ di Paolo Maurensig.

Da ‘I libri ti cambiano la vita‘ propongo Irene Bignardi
Alcott, Piccole donne

In quell’incerta età che va sotto il nome di infanzia ero, mi dicono, molto cagionevole di salute.
«Debole di polmoni e di bronchi, povera piccina», sentivo commentare attorno a me, dalla nonna, dalla mamma, dal dottor Magstahler, che aveva i peli nelle orecchie e mi vellicava delicatamente la schiena quando mi visitava e mi faceva ridere imitando il rumore dei miei bronchi, e cran cran le belle rane, diceva. Per di più non vivevo forse a Milano, città non propriamente adatta ai polmoni fragili? E in una trafficatissima via Ariosto, sotto i cui mür passen e ripassavano i tramm, frecass e vita del me Milan?
Fatto sta che ho un’immagine precisissima di me, seduta a letto, nel lettone dei nonni, in una grande stanza di un grande appartamento, dal lato silenzioso che dava sul maestoso cortile, sostenuta da tre cuscini, e con (di già) pile di libri accanto.
Avevo otto anni e da tre leggevo, divoravo, bevevo tutto quello che mi veniva offerto in lettura. Soprattutto dalla mamma, che la sapeva lunga.

Annunci

La lettrice – Anne François

book-436508_640

Il mondo dei lettori è un mondo con le sue manie, i suoi riti, le sue posizioni speciali, i particolari cibi sottomano, i vari problemi logistici… Tutto da scoprire, come appunto la passione stessa di ognuno di noi che legge quasi con foga e ossessione. ‘La lettrice‘ di Anne François. Consiglio caldamente questo libro a coloro che non capiscono quelli che amano la lettura, ma anche ai grandi lettori che amano ritrovarsi nella descrizione di qualche disavventura da lettore accanito!
La scrittura è ironica e vivace, con sprazzi d’ironia e allegria che fanno bene all’umore.

Ho scelto:

Forte delle nostre esperienze, prima di traslocare a Ivry, François fece sistemare dei pilastri al pianterreno per reggere il peso dei suoi diecimila volumi. Poi badò con cura maniacale alla distribuzione del carico. Da quel lato, eravamo tranquilli. Adoravo guardare le scaffalature scalare i quattro metri sotto il soffitto. Fino al giorno in cui, mentre scendevo dalla terrazza passando per lo studio, ebbi un capogiro. La stanza mi ballava attorno. Sedetti sui gradini, imputando il malore a un recente intervento chirurgico. Azzardai un’occhiata. La stanza continuava a sbandare. In quel momento capii che le librerie sprofondavano nel parquet. Battei in ritirata in punta dei piedi per non accelerare il naufragio. Dovemmo togliere i libri a uno a uno, strappare la moquette, rinforzare i listoni del parquet, calafatare. In capo a quindici giorni, la nave era riassestata. François dispose comunque delle nuove librerie a zigzag per alleggerire quel vano. Il suo studio, oggi, è un labirinto tenebroso.

Il medico Grillo – Anonimo

WP_20150507_14_04_05_ProWP_20150507_14_05_18_ProWP_20150507_14_04_27_ProWP_20150507_14_04_47_Pro

Ho beccato un altro libercolo sulla mia scrivania estraneo alle mie solite letture.
Ho fotografato alcune pagine, così potete curiosare questo ‘Il Medico Grillo‘. Storia popolare anonima, in ottava rima, di un villano lavoratore, Grillo appunto, che vuole diventare medico.
Si tratta di una riproduzione della Libreria Editrice Fiorentina, datata 1979.
Vi segnalo anche il costo: Prezzo mezzo scudo.
Affascinanti le piccole incisioni che rallegrano il testo con immagini semplici e divertenti!

L’inizio:

Zappa, vanga, e badile in un momento.
Tenta Grillo lasciar per sua fortuna.
Sprezza pecore, bovi, ed altro armento:
Subito vende, e sol denari aduna.
Pochi lascia alla Moglie, e poi contento
Via se ne vola senza tema alcuna,
Sperando di Villan pazzo, frenetico,
Diventar con lo studio Protomedico.

Nel Cameron di Ser Giovan Boccazzo
Non v’è più bella favola di questa,
Nella cinquanta, over nel suo Corbazzo,
Da dar agli auditor più gioja e festa;
Perché di un certo villan sciocco, e pazzo,
Se starete a udir, si manifesta,
Ch’era uso i campi a arar sera, e mattina,
E volea esser Dottor di medicina.

Costui per nome Grillo si chiamava,
E con i suoi figliuoli, e con la moglie
In una Capannuccia dimorava,
Fatta di giunchi, di canne, e di foglie,
In Villa, dove i campi lavorava,
Di quel vivendo, che da lor raccoglie,
Ed aveva un fratel, ch’era Dottore,
Uom di gran pregio, e degno d’ogni onore.

Questo abitava in una gran Cittade,
Che alla Villa poco lontan’era,
Viveva in pompa, e in grande civiltade
Per l’arte, in cui si oprò mattina, e sera;
E per non vi mancar di veritade,
Ma dirvi tutta questa cosa intiera,
Il Medico una notte sognava,
Ch’era ito al campo, ove il fratello arava:

E gli parea, che dal caval scendesse,
E che l’aratro a quel preso di mano
Contro sua voglia per forza traesse,
Seguendo il solco del fratel pian piano,
E nel bel dell’arar lo ritenessero
Un non so che, che ascoso era nel piano;
E per veder il fin di tal lavoro,
Scopriva un incredibile tesoro.

Storie di padri e figli – Manuel Vázquez Montalbán

tango-108483_640

Tre racconti, ‘Storie di padri e figli‘ di Manuel Vázquez Montalbán, con protagonista Pepe Carvalho, l’investigatore privato che brucia i libri che non gli vanno e ama una prostituta. Racconti, dicevo, uniti dal tema dei rapporti padre – figlio e madre – figlia. E Montalbán diventa quasi freudiano nel raccontarci di un padre padrone che tenta di guidare il destino del proprio figlio per fargli seguire le proprie orme quasi passo a passo. Oppure di come un adolescente riesca a proteggere un padre fallito in ogni aspetto della sua vita. Il rapporto madre – figlia infine è la storia di una contorsionista che sparisce e della madre che assume Pepe per ritrovarla. Con lo spirito che contraddistingue il personaggio e la bravura descrittiva di Montalbán. Con le storie che sono sempre più profonde di quel che Pepe sembra poter reggere… e, per fortuna, c’è Biscuter!!!

“Biscuter, non trovo Bromuro.”
“È malato, capo.”
“Malato? Che cos’ha?”
“Il dottore dice che ha il fegato come un hamburger, ma lui assicura che si tratta di un’infezione.”
“Un’infezione?”
“Dice che la colpa è tutta del padrone del Toni’s Bar, che serve un’acquavite fatta con acquaragia; Bromuro è suonato come una campana, capo.”
“Dove abita?”
“In una pensione di calle Conde del Asalto. È tutto quello che so. Dalle parti di Peracamps, mi pare. Non ha appetito, capo?”
“Non ho neanche voglia di cucinare.”
“È malato, capo?”
“Sono stanco… e disorientato. Oggi che hai fatto, Biscuter?”
“Degli spaghetti ‘alla checca arrabbiata’, che come indica il nome sono in grado di sollevare il morale a un argentino. Semplice. Molto olio, aglio e peperoncino. Nell’olio si mette del pomodoro spezzettato, ma solo per affogarlo un po’. Si mescolano gli spaghetti con erbe aromatiche e si ripassano nella salsa che ho detto. Parmigiano, e in tavola.”
“Si possono riscaldare?”
“Riscaldati sono la fine del mondo, capo.”

Dio di illusioni – Donna Tartt

William-Adolphe_Bouguereau_(1825-1905)_-_The_Youth_of_Bacchus_(1884)

Primo libro di Donna Tartt ‘Dio di illusioni‘. Un romanzo che trascina per la sua prosa piena di cultura, per la sua filosofia unica seppure riconosciuta, per la trama esile come un filo di fumo eppure intensa e coinvolgente. In un piccolo college universitario del New England, il professore di greco antico Julian Morrow esercita un fascino particolare sullo spirito sensibile di un gruppo di giovani molto dotati: Bunny, Henry, Francis, Charles e Camilla e il povero Richard, il protagonista narratore. Settimane di scuola e week end all’insegna della simbiosi e degli eccessi: droga, sesso, alcool. Fino al fatidico rito dionisiaco che lascia a terra un cadavere. Tra narrazione pacata e colpi di scena si arriva al traguardo delle 534 pagine in un fiato.
Non trascinati dalla suspense, no. Sospinti dalla sapiente, ricca e sapiente scrittura di Donna Tartt.
Mi è piaciuto molto, non quanto ‘Il cardellino‘, ma molto comunque.

Il week-end passò come tutti gli altri; e per me nello studio del greco, pasti solitari in mensa e la stessa perplessità che mi divorava. Mi sentivo offeso, eppure soffrivo la loro mancanza più di quello che non avrei voluto veramente. Bunny, inoltre, si stava comportando in modo strano. Lo vidi in giro un paio di volte, con Marion e gli amici di lei, che parlava seriosamente mentre gli altri lo fissavano con stolta ammirazione (erano laureandi in Educazione Elementare, perlopiù, e immagino lo ritenessero un vero erudito perché studiava greco e portava occhiali dalla montatura dorata). Una volta lo vidi con il suo vecchio amico Cloke Rayburn, ma non conoscendolo molto bene esitai a fermarmi per salutarlo.
Aspettavo la lezione di greco, il lunedì, con acuta curiosità. Mi alzai la mattina alle sei, e, non volendo arrivare troppo presto, m’intrattenni in camera, già vestito, per un bel po’ di tempo; quando, con una specie di emozione, guardai l’orologio, vidi che, se non mi fossi affrettato, sarei arrivato in ritardo. Afferrai i libri e schizzai fuori; a metà strada verso il Lyceum mi resi conto che stavo correndo, e mi costrinsi a rallentare l’andatura.

Photo: William-Adolphe Bouguereau, La giovinezza di Bacco (1884)

La cura – Hermann Hesse

terme

Amo Hesse, un autore con il quale sono cresciuta e che rivisito ogni tanto. Oggi ho voglia di raccontare di ‘La cura‘, il testo pubblicato subito dopo ‘Siddharta‘, il successo mondiale che ha raccontato il viaggio verso l’illuminazione. Potremo dire che ‘La cura‘ è l’opposto, è la storia di un grande illuminato occidentale molto, anche troppo, sicuro di sé, che viene sgonfiato, riportato alla sua natura di comune mortale con ironia, attraverso piccoli fastidiosi incidenti quotidiani. L’ambientazione è quella passata di moda di una stazione termale.

Era appena balenata in me, chiara e fredda come la luce dell’alba, questa consapevolezza, convinzione, o decisione, la mia anima leggeva appena, chiaro e saldo, il monito: «Questa storia penosa dev’essere ben presto terminata e risolta», quando, subito, spuntarono in me le solite fantasie volgari che ogni nevrotico conosce benissimo nei momenti di particolare angoscia. Non c’erano che due vie, apparentemente, che potessero condur fuori da questa misera situazione e dovevo sceglierne una: o sopprimermi o venire a una spiegazione con l’olandese, prenderlo per il collo e sconfiggerlo. (Eccolo che tossiva un’altra volta con imponente energia). L’una e l’altra prospettiva era bella e risolutrice, anche se un tantino puerile. Bello era il pensiero di uccidersi in uno dei soliti modi, già più volte presi in esame, con quel sentimento del suicidio così tipicamente infantile: «Ben vi sta, se ora mi taglio la gola». Bella era anche l’altra prospettiva, quella di affrontare, invece di me, l’olandese e strozzarlo o sparargli un colpo, sopravvivendo alla sua brutale, indifferenziata, vitalità.

Samurai

samurai

Ho combattuto a lungo,
al limite della mia forza.
Le braccia sanguinanti,
le gambe intorpidite, ghiacciate, illividite.

Ho combattuto nel tempo,
senza risparmiare energia,
attaccando, rischiando, indietreggiando.
La mente proiettata nel sole e nella quiete.

Ho combattuto ferocemente
Per sopravvivergli, per salvarmi.
Per raggiungere la meta e
Il tuo sorriso.

Lui mi ha ferito.
Mi ha trapassato il torace.
con un’unghiata,
Spaventosa.
Quasi ha toccato il cuore.

Ho continuato a battermi.
A resistere.
È morto, alla fine, nella sua bile.
Guarire sarà difficile.
Ma ho il tuo sorriso, il sole e la quiete.

 

Photo: wall.alphacoders.com