L’epigramma a Stalin – Robert Littell

siberia

Robert Littell ha scritto parecchie spy story con trame che contrappongono la CIA e l’Unione Sovietica. Però, il libro che mi ha sedotto, nel retro di copertina m’ha intrigato la frase finale: “un romanzo stilisticamente perfetto” (e come potevo resistere?), è ‘L’epigramma a Stalin‘ dove l’autore romanza la vita del poeta Osip Ėmil’evič Mandel’štam, realmente vissuto e morto nel 1938 in Siberia. Le voci narranti dei vari protagonisti raccontano da vari punti di vista le peripezie del poeta tra fame, accuse, tradimenti, ma anche affetti e amicizie sincere come quelle dello scrittore Boris Pasternak e di Anna Achmatova. Prima al confino, poi in un campo di lavoro, il carcere nella Lubjanka dove inevitabilmente il poeta ‘confessa’ e, infine, l’esilio in Siberia.

«Pasternak ha minacciato di porre fine alla nostra amicizia profonda e di lunga data se non avessi distrutto questo epigramma scandaloso. Per quanto riguarda Achmatova, ho temuto che vomitasse sul pavimento del soggiorno quando l’ha sentito. Ha ripetuto che non era affatto una poesia bensì una polemica, una discussione politica che non colpiva nel segno perché Stalin non aveva nessun legame con l’Ossezia ed era universalmente rispettato, persino dagli avversari politici, per la sua sincerità e il suo idealismo. Lo stesso vale per Sergej Petrovič, di cui mi sfugge il cognome. Lo stesso vale per gli altri sei che hanno avuto la sfortuna di avventurarsi nel terreno comune che io e Nadežda avevamo creato, solo per scoprire di essere il pubblico prigioniero di un poeta impazzito. Tutti loro, a partire da Nadežda hanno sostenuto che non dovrei sprecare il mio talento, presupponendo che ne abbia, eseguendo gli ordini scellerati dei sabotatori e dei controrivoluzionari, che invece dovrei comporre un’ode che celebri la gloria di Stalin, il suo coraggio durante la Rivoluzione e la guerra civile, le sue imprese in qualità di costruttore del socialismo nel Paese e la sua guida ispirata che sta portando l’industrializzazione e la collettivizzazione nell’arretrata Russia.»

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