Shopping con Jane Austen – Laurie Viera Rigler

ok 1

Alcuni libri non mi piacciono, li leggo, ma li porto a termine solo per la curiosità di scoprire come farà l’autore a riannodare tutti i fili che sparge nella trama, se qualcuno lo dimentica, se, invece, di sorpresa riesce a coinvolgermi. Beh, ‘Shopping con Jane Austen‘ di Laurie Viera Rigler non può, per esempio, gareggiare con ‘Il cardellino‘ di Donna Tartt.
Sicuramente però, è divertente e può far passare un paio d’ore senza rimuginare i soliti problemi il che è già un buon servizio, no?

Sono passati cinque giorni da quando sono ostaggio in un altro corpo e quest’ultimo sta inniziando a mandare un cattivo odore. Non c’è da meravigliarsene: non soltanto la mia unica alternativa alle abluzioni quotidiane è rappresentata da una caraffa e una bacinella (di cui metà del contenuto finisce sul pavimento invece che su di me), ma al posto del deodorante devo ricorrere a spruzzarmi del profumo fiorato sotto le ascelle. Non oggi però, decido, scostando le coperte e suonando il campanello per chiamare Barnes, che, come sempre, compare alla mia porta pochi secondi dopo.
«Barbes, o bisogno di un bagno.»
Mi guarda piuttosto agitata. «Adesso, Miss Mansfield?»
«Forse preferisci distribuire bottiglie di profumo da mettere sotto il naso di tutti quelli che mi si avvicinano?»
«Ma arriverà in ritardo in chiesa.»
«In chiesa? Barnes, io puzzo!»
Si torce il grembiule tra le mani. «Ma sua madre tiene molto alla puntualità…»

Photo: blog.libero.it

Annunci

L’ultima frontiera – Howard Fast

cheyenne

Le mie affinità elettive con un popolo? Cheyenne: ‘popolo degli uomini’. Indubbiamente.
Fieri e combattenti, finché è stato possibile e, forse, anche oltre. La lunga marcia falcidiante per sfuggire alla prigionia delle riserve e raggiungere a mille chilometri di distanza la terra dei padri! Ho letto in un fiato ‘L’ultima frontiera’ di Howard Fast, che racconta di uomini bianchi leggendari come Wyatt Earp e Buffalo Bill o il generale Crook e lo sterminio, a più riprese, dei Cheyenne.
Fa pensare alla ferocia del mito della Frontiera, di ogni frontiera.

– Di là! – gridò Sedberg. – Trombettiere, maledizione, suona!
Le note della tromba sembrarono animare uomini e animali di un comune desiderio. I muli presero la rincorsa. Ma la guida, in piedi sulle staffe, tirò Sedberg per un braccio e protestò:
– Signor capitano, sono squaw… voi pazzo a correre dietro le loro donne e lasciare tutti quegli sporchi Soldati Cani prenderci alle spalle.
Ora Sedberg capì, le donne e i bambini si stavano allontanando verso sud-est, nella direzione da cui erano giunti. Gli uomini , i guerrieri, agili come cavallette sui loro piccoli pony, si stavano girando per colpirlo su un fianco. Egli cercò disperatamente di far voltare i suoi uomini e poi, mentre i loro muli volteggiavano in preda alla confusione, gridò che la colonna si fermasse.
Ora in cielo si vedeva un lieve accenno roseo di alba. Le squaw e i bambini cavalcavano verso di esso, furono avvolti dalla nebbia e dall’oscurità e gli uomini, consapevoli che le loro famiglie erano oramai al sicuro, sfilarono con aria arrogante di fronte alla fanteria a cavallo. Finora non si era sparato un colpo. Sedberg che sapeva che i muli non avrebbero potuto attaccare in qualche ordine, comandò agli uomini di smontare e di aprire il fuoco.
Gli indiani si allontanarono danzando.
I soldati smontarono indolenziti dai muli, tenendosi stretti alle redini, cercando di disporre gli animali in ordine sparso, che desse loro spazio per sparare, inveendo contro le bestie stanche e recalcitranti. Vanest rimase in sella; era stato abbastanza in cavalleria per capire che tutta la manovra era maldestra al punto da rasentare il suicidio. Solo lui previde la carica travolgente dei Cheyenne, proprio mentre la fanteria era alle prese con i muli. Vide i Cheyenne aprirsi come un ventaglio, precipitarsi sui soldati come foglie spazzate da una bufera, strillando, urlando, spaventando i muli, passando al galoppo fra di essi e lasciando l’intera compagnia disarcionata in preda alla massima confusione.

Photo: http://www.crystalinks.com

Il colonnello Chabert – Honoré de Balzac

lawyer-28782_640

M’è piaciuto ‘Il colonnello Chabert’ dove Balzac descrive le difficoltà del rientro del colonnello, creduto morto e invece scampato e vivo perché nascostosi sotto un pila di cadaveri.
Al suo ritorno troverà la moglie già sposata con un altro e tutti i suoi bene da lei incamerati.
Si rivolgerà ad un avvocato per veder ristabilito il suo ruolo nella società parigina e per riavere almeno i suoi possedimenti. Profonda storia di un uomo che, più che sconfitto e avvilito dalla solita cattiveria della donna che diceva di amarlo e dagli ‘amici’, si arrende alla potenza della burocrazia, alla sua macchina cigolante che riesce a calpestare e stritolare ogni desiderio di riscatto.

In quel momento il vecchio non esisteva più. Erano gli occhi dell’uomo energico che brillavano, riaccesi dal fuoco del desiderio e della vendetta.
– Bisogna forse transigere, – disse l’avvocato.
– Transigere? – ripeté il colonnello Chabert. – Sono morto, o sono vivo?-
– Signore,- aggiunse l’avvocato, – spero che lei seguirà i miei consigli. Si accorgerà ben presto dell’interesse che prendo alla sua situazione, quasi senza esempio nei fasti giudiziari. Intanto, le darò due righe per il mio notaio, che le consegnerà, contro quietanza, cinquanta franchi ogni dieci giorni. Non sarebbe conveniente che lei venisse qui a cercare soccorsi. Se lei è il colonnello Chabert, non deve essere alla mercé di alcuno. Darò a questi anticipi la forma di un prestito. Lei ha dei beni da recuperare, è ricco.
Quest’ultimo scrupolo strappò al vegliardo qualche lacrima. Derville si alzò bruscamente, forse perché non si usava che un avvocato mostrasse di commuoversi; passò nel suo studio, e ne tornò con una lettera sigillata che porse al conte Chabert. Quando il pover’uomo la prese in mano, sentì attraverso la carta due monete d’oro.

Armi, acciaio e malattie- Jared Diamond

aaa

Jared Diamond ‘Armi, acciaio e malattie’. Questo, il libro che m’è capitato in mano oggi. Un racconto molto intenso sul perché alcune popolazioni sono riuscite a diventare ‘ricche’ e altre, invece, non sono ci sono riuscite. Diamond non ne fa una questione di razza, ma di caso e indaga la storia delle genti attraverso varie fonti di conoscenza, come la linguistica, l’archeologia, la genetica. Ottimo testo divulgativo!

Cosa ci facevano questi ceramisti austronesiani su quelle isolette? Probabilmente le stesse cose che facevano laggiù fino a poco fa. Nel 1972 visitai uno di questi villaggi sull’isolotto di Malai, nel gruppo delle Siassi, non distante dalla grossa isola di Nuova Britannia. Quando approdai su Malai in cerca di uccelli, non sapendo nulla dei suoi abitanti, fui stupefatto da ciò che vidi. Al posto del solito villaggio di capanne circondato da qualche orticello e con qualche canoa, trovai case di legno a due piani addossate l’una all’altra che non lasciavano spazio per le colture – l’equivalente guineano di Manhattan. Molte grosse canoe erano a secco sulla spiaggia.

La pronoia è l’antidoto alla paranoia. 888 modi per diventare selvaggiamente felici – Rob Brezsny

happy-821752_640

Ci divertiamo? Sì. Alleggeriamoci un po’ per il fine settimana!
Propongo la lettura interattiva di ‘La pronoia è l’antidoto alla paranoia. 888 modi per diventare selvaggiamente felici‘ di Rob Brezsny. Proprio lui, l’autore dell’oroscopo letterario pubblicato in Italia sull’Internazionale e in altre 133 testate nel mondo.
Sicuramente, seguendo i suoi consigli sarà possibile vivere con più serenità! 😉

C’è qualcosa di peggio che svegliarsi la mattina senza avere nulla di cui preoccuparsi, nessun problema da risolvere e nessun attrito stimolante? Una condizione del genere rappresenta una potenziale minaccia per la nostra salute: se non curata, rischia di suscitare un senso di nostalgia e di rimpianto per tutte quelle piccole difficoltà che in passato ci hanno regalato qualche brivido, seppure di bassa lega.

La riva del silenzio – Paul Yoon

cover-14-621x320

Ci sono libri che raccontano di te, anche se non lo sanno. Libri che rispecchiano esperienze che puoi condividere con il protagonista, perché combaciano con alcune delle tue. In questi anni poco stanziali, m’ha colpito la grande leggerezza con la quale Paul Yoon, in ‘La riva del silenzio‘, racconta di un giovane nordcoreano, salvato da militari americani che, per la capacità di lavorare egregiamente con le mani, viene spedito in Brasile, a lavorare nella bottega di un sarto cinese.
Scrittura leggera, perfetta, schietta.

Santi si aprì un varco. Il chiarore della luna illuminò un livido sulla guancia. Yohan finse di non notarlo. Scartò una barretta di cioccolato e la divise con loro.
Sentì l’erba bagnata sotto contro il palmo delle mani. Il freddo della coperta sulle caviglie. Volse lo sguardo verso l’insediamento. Sul tetto di una baracca c’erano alcune piante in vaso. Da terra un gatto balzò sul tetto e si affilò le unghie sulle foglie. Qualcuno ascoltava una canzone francese da un grammofono.
Non sapeva che ore fossero. Poteva essere quasi mezzanotte o più tardi. Una notte limpida calò sulla terra. DI tanto in tanto si udiva un’automobile, ma da quel punto la città era invisibile, nascosta da crinali e promontori.
Yohan aveva assaggiato il cioccolato per la prima volta al campo. Lo avevano mandato dall’America. Un’infermiera aveva appoggiato la barretta sul tavolo operatorio umido e l’aveva tagliata con un bisturi.

Il codice perduto di Archimede – Reviel Netz e William Noel

Oggi ho ritrovato sotto una pila di libri un po’ vacillante: ‘Il codice perduto di Archimede’ di Reviel Netz e William Noel. La storia affascinante ed intrigante di un libro. La vicenda è storia, nulla d’inventato. Tutto ciò che sappiamo degli autori antichi lo dobbiamo soprattutto agli amanuensi, monaci e non, che hanno ricopiato per secoli il materiale che arrivava alla loro portata. Di Archimede esistono tre testi: il testo A, perduto da un umanista italiano nel 1564; il B che è stato visto per l’ultima volta nella biblioteca del papa nel 1311 a Viterbo e quest’ultimo, il C raccontato in questo libro e acquistato il 29 ottobre 1988 da un privato ad un’asta di Christie’s a New York. Il testo conteneva scritti che non comparivano né nel manoscritto A né nel manoscritto B, ma due inediti di Archimede: ”Il Metodo” e “Lo Stomachion”. Unico problema: le pagine di pergamena erano state cancellate e sovrascritte per 7 volte. Archimede era lì a portata di mano in un volume di preghiere.

Entusiasmante scoprire quali e quante tecniche hanno adottato per estrapolarlo…

Dunque i codici A e B erano stati gettati sulle coste dell’Italia. Ma il codice B non ci rimase a lungo: le sue tracce si perdono nel 1311. Il codice A, d’altro canto, divenne uno dei più ambiti del del Rinascimento italiano. Nel 1450 era nelle mani di papa Nicola V, che incaricò Jacopo da Cremona di tradurlo di nuovo. Nel !492 Lorenzo il Magnifico inviò il Poliziano, filosofo erudito oltre che poeta, alla ricerca di testi che mancavano nella sua biblioteca. Poliziano trovò il codice A nella biblioteca di Giorgio Valla a Venezia e se ne fece fare una copia. Oggi questa copia è conservata in uno dei capolavori architettonici di Michelangelo, La Biblioteca Laurenziana a Firenze.