La riva del silenzio – Paul Yoon

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Ci sono libri che raccontano di te, anche se non lo sanno. Libri che rispecchiano esperienze che puoi condividere con il protagonista, perché combaciano con alcune delle tue. In questi anni poco stanziali, m’ha colpito la grande leggerezza con la quale Paul Yoon, in ‘La riva del silenzio‘, racconta di un giovane nordcoreano, salvato da militari americani che, per la capacità di lavorare egregiamente con le mani, viene spedito in Brasile, a lavorare nella bottega di un sarto cinese.
Scrittura leggera, perfetta, schietta.

Santi si aprì un varco. Il chiarore della luna illuminò un livido sulla guancia. Yohan finse di non notarlo. Scartò una barretta di cioccolato e la divise con loro.
Sentì l’erba bagnata sotto contro il palmo delle mani. Il freddo della coperta sulle caviglie. Volse lo sguardo verso l’insediamento. Sul tetto di una baracca c’erano alcune piante in vaso. Da terra un gatto balzò sul tetto e si affilò le unghie sulle foglie. Qualcuno ascoltava una canzone francese da un grammofono.
Non sapeva che ore fossero. Poteva essere quasi mezzanotte o più tardi. Una notte limpida calò sulla terra. DI tanto in tanto si udiva un’automobile, ma da quel punto la città era invisibile, nascosta da crinali e promontori.
Yohan aveva assaggiato il cioccolato per la prima volta al campo. Lo avevano mandato dall’America. Un’infermiera aveva appoggiato la barretta sul tavolo operatorio umido e l’aveva tagliata con un bisturi.

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