La vita della mente – Hannah Arendt

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Hannah Arendt, ‘La vita della mente‘. L’ultimo lavoro della grande pensatrice che ci ha fatto scoprire ‘La banalità del male‘, rimasto incompiuto.
La vita della mente‘ doveva essere sviluppato in tre parti: la prima che chiede dove si trova l’io che pensa e che lo colloca tra passato e presente, tra il vissuto e il da vivere.
La seconda che ragiona sul concetto di Volere, sconosciuto agli antichi e introdotto dal cristianesimo, che deve fare i conti con un Dio onnipotente e il libero arbitrio.
La terza parte, solamente in abbozzo, che s’interroga sul Giudicare.

Leggere questo testo credo sia un’esperienza che dovrebbero fare tutti. C’è da perdersi!

Questo Qualcuno, il pensatore che si è disavvezzato a volere per «lasciar-essere», è in realtà il «se Stesso autentico» di Essere e tempo, che ora ascolta la chiamata dell’Essere anziché quella della Coscienza. Diversamente dal se-Stesso, è vero, il pensatore non è richiamato da se stesso al suo se-Stesso autentico; nondimeno, «udire la chiamata significa una volta di più portarsi nell’agire effettivo (sich in das faktische Handeln bringen)». In questo contesto il significato della «svolta» è che il se-Stesso autentico non agisce più da se stesso (ciò che è stato abbandonato è l’In-sich-handeln-lassen der eigensten Selbst) ma, ubbidiente all’Essere, attiva in sé puramente pensando la controcorrente dell’Essere che sta sotto la «schiuma» dell’ente – le mere apparenze la cui corrente è governata dalla volontà di potenza.

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L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio – Haruki Murakami

https://youtu.be/XyfoIpZW7xQ

Tra i libri dell’estate: ‘L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio‘ di Haruki Murakami.
Un altro viaggio in uno dei mondi che Murakami crea con sottile ansia sottesa. A volte sembra non accada nulla. Sembra che siano solo i pensieri dei personaggi a scorrere sulle pagine. Eppure non riesco a chiudete il libro…
Affascinante!

Non sapendo come vestissero di solito le persona che compravano una Lexus, giacca e cravatta gli era parso l’abbigliamento giusto. Con scarpe di pelle. Presentarsi in jeans e polo, con delle sneakers ai piedi, non avrebbe fatto buona impressione. Ci aveva pensato quando stava già per uscire di casa: per evitare problemi era corso a cambiarsi.
Durante quel quarto d’ora d’attesa, Tsukuru imparò tutto sulle vetture in vendita. I vari modelli non avevano nomi come «Corolla» o «Crown», perciò bisognava ricordarli col rispettivo numero. Come le Mercedes e le Bmw. Come le sinfonie di Brahms.
Finalmente un uomo alto venne verso di lui, attraversando in diagonale il salone. Alto e corpulento. Ma per essere così massiccio, aveva un portamento agile: i suoi grandi passi energici lasciavano intuire la velocità a cui si sarebbe potuto muovere. Era Ao, senza possibilità di dubbio.

Inseguendo un’ombra – Andrea Camilleri

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D’estate leggiamo più libri e quindi leggiamo anche più libri ‘leggeri’, o almeno così raccontano le statistiche.
In realtà capita anche a me di leggere di più e spesso mi sono trovata tra le mani un romanzo di Andrea Camilleri con il suo Montalbano (degnissima cosa, eh!). Stavolta, però, mi sono letta ‘Inseguendo un’ombra‘. Una storia che mi ha intrigato fin da principio per l’inventiva con la quale Camilleri ha dato vita ad una personaggio verosimile partendo da poche, scarse annotazioni storiche. Un ritratto nato dalla splendida capacità dello scrittore di risvegliare una ‘potente azione narrativa’, trascinante e particolare, che narra di un giovane ebreo, Samuel, che si convertirà al cristianesimo.

Ha finito il giro, ha consegnato ampolla e scatola, ma invece di pigliare la strada del ritorno Samuel si dirige verso la bottega di Salvatore Indelicato, maestro d’erbe, che ha il giusto rimedio per ogni male, da quello caduco alla febbre terzana, dal dolor di denti alla cacarella. S’affaccia sulla soglia della bottega, dentro ci sono i due clienti, meglio non entrare. A un tratto Salvatore alza gli occhi e lo vede. Allora Samuel ritorna alla piazzetta, si nasconde dentro un portone dal quale, non visto, può controllare l’ingresso della bottega. Dopo un po’ vede uscire uno dei due clienti, infine compare anche il secondo.
Samuel schizza fuori dal portone, traversa di corsa la piazzetta, entra nella bottega ansimante.
«Ccà sugno» gli dice Salvatore dal retrobottega.
Dopo pochi minuti Samuel è di nuovo fuori. In tasca ora ha un po’ di bei soldini che Indelicato gli ha dato in cambio della scatoletta rotonda con la polverina sottratta a quella destinata a don Ramunno Scalìa. È da qualche anno che Samuel fa di questi traffici con il maestro d’erbe. Nel fondo del pozzo asciutto di Cirinnà, dentro un sacchetto di cuoio coperto da un cumulo di pietre, c’è ormai una discreta somma. Ma non basta per quello che ha in mente.

Il tango della vecchia guardia – Arturo Pérez-Reverte

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Passato il tempo e scivolati i giorni.
Nemmeno me ne sono accorta, immersa nella lettura, e le ferie sono sfumate nel colore del tramonto.
La sera arriva più in fretta e m’è passata la dolce voglia di far nulla. Anche il fresco ha la sua parte, mi sa.
Comunque sia, riparto con i consigli di libri vari per chi ha voglia di scrivere, ma anche no.
…E riparto con leggerezza…
Arturo Pérez-Reverte e il suo ‘Il tango della vecchia guardia’. Protagonisti: Max Costa e Mercedes (Mecha) Inzunza, il tango, gli scacchi. Un vasto intreccio sviluppato nel tempo che racconta con pennellate di nostalgia la mondanità del periodo pre – bellico e con passione descrive il tango delle origini, quel ballo così poco ‘per bene’ e quelle gambe che s’intrecciano…

«Bene.» Lei insinuava simpatia e forse condiscendenza. « I suoi inizi sono stati nobili, anche se umili.»
«Nessun inizio umile è nobile.»
«Non dica così.»
Lui rise tra i denti. Quasi tra sé. Avvicinandosi all’acqua, il coro dei grilli e delle rane della riva si fece quasi assordante. L’aria era più umida, e lui notò che la donna sembrava tremare di freddo. Il suo scialle di seta era rimasto nel locale, sullo schienale della sedia.
«Cosa ha fatto da allora? Da quando è tornato in Spagna?»
«Un po’ di tutto. Sono andato un paio d’anni a scuola. Poi me ne sono andato di casa e un amico mi ha trovato lavoro all’hotel Ritz di Barcellona, come fattorino. Cinquanta pesetas al mese. Più le mance.»
Mecha Inzunza, con le braccia incrocrociate, continuava a tremare per l’umidità. Senza dire una parola, Max si tolse la giacca, rimanendo in gilet e maniche di camicia, e la mise sulle spalle della donna. Nemmeno lei disse nulla: mentre gliela appoggiava sulle spalle, Max fece scivolare lo sguardo sullo scorcio della sua nuca lunga e nuda, che la luce diffusa dall’altro lato del ponte ritagliava sotto la sfumatura dei capelli.