Parole che portano a concetti – due

landscape-1158269_960_720

Mi sto un po’ perdendo, in questo periodo, tra mille cose da fare.

Iniziative che ricominciano, iniziative da preparare, iniziative da variare.

Iniziative… Sembra un po’ un nuovo inizio d’anno, quest’autunno!

Pieno di vivacità e novità e di frizzante freschezza.

A fra poco i calendari dei corsi di scrittura!

Continua a leggere

Annunci

Quello che non uccide -David Lagercrantz

download

Ho appena finito Millenium 4, cioè la continuazione della saga di Stieg Larsen e dell’eccezionale Lisbeth Salander.

L’autore è David Lagercrantz, il titolo: Quello che non uccide (, rende più forti.Nietzsche).

Il padre e il fratello di Larsen hanno deciso di affidare la stesura del testo a Lagercrantz, scrittore e giornalista affermato di Stoccolma, non ancora tradotto in italiano, in modo che la saga potesse continuare; anche se Eva, la compagna di Larsen, non avrebbe voluto.

Beh, credo abbiano fatto bene a chiederglielo e credo che l’autore abbia veramente fatto del suo meglio per proseguire la narrazione: personaggi ripresi correttamente, mantenute le caratteristiche originarie e l’ambientazione. Lo spirito giornalistico, che si accentra in questo racconto sui savant e sulle peculiari caratteristiche del loro essere autistici.

Una parte di me, comunque, ha continuato a sentirsi orfana. Orfana dello stile di Larsen, e del suo personalissimo modo di raccontare. Dopo dieci anni Lisbet Salander rivive, ma Larsen continua a mancarmi.

La vita della mente – Hannah Arendt

psiche-e-corpo
Hannah Arendt, ‘La vita della mente‘. L’ultimo lavoro della grande pensatrice che ci ha fatto scoprire ‘La banalità del male‘, rimasto incompiuto.
La vita della mente‘ doveva essere sviluppato in tre parti: la prima che chiede dove si trova l’io che pensa e che lo colloca tra passato e presente, tra il vissuto e il da vivere.
La seconda che ragiona sul concetto di Volere, sconosciuto agli antichi e introdotto dal cristianesimo, che deve fare i conti con un Dio onnipotente e il libero arbitrio.
La terza parte, solamente in abbozzo, che s’interroga sul Giudicare.

Leggere questo testo credo sia un’esperienza che dovrebbero fare tutti. C’è da perdersi!

Questo Qualcuno, il pensatore che si è disavvezzato a volere per «lasciar-essere», è in realtà il «se Stesso autentico» di Essere e tempo, che ora ascolta la chiamata dell’Essere anziché quella della Coscienza. Diversamente dal se-Stesso, è vero, il pensatore non è richiamato da se stesso al suo se-Stesso autentico; nondimeno, «udire la chiamata significa una volta di più portarsi nell’agire effettivo (sich in das faktische Handeln bringen)». In questo contesto il significato della «svolta» è che il se-Stesso autentico non agisce più da se stesso (ciò che è stato abbandonato è l’In-sich-handeln-lassen der eigensten Selbst) ma, ubbidiente all’Essere, attiva in sé puramente pensando la controcorrente dell’Essere che sta sotto la «schiuma» dell’ente – le mere apparenze la cui corrente è governata dalla volontà di potenza.

L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio – Haruki Murakami

https://youtu.be/XyfoIpZW7xQ

Tra i libri dell’estate: ‘L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio‘ di Haruki Murakami.
Un altro viaggio in uno dei mondi che Murakami crea con sottile ansia sottesa. A volte sembra non accada nulla. Sembra che siano solo i pensieri dei personaggi a scorrere sulle pagine. Eppure non riesco a chiudete il libro…
Affascinante!

Non sapendo come vestissero di solito le persona che compravano una Lexus, giacca e cravatta gli era parso l’abbigliamento giusto. Con scarpe di pelle. Presentarsi in jeans e polo, con delle sneakers ai piedi, non avrebbe fatto buona impressione. Ci aveva pensato quando stava già per uscire di casa: per evitare problemi era corso a cambiarsi.
Durante quel quarto d’ora d’attesa, Tsukuru imparò tutto sulle vetture in vendita. I vari modelli non avevano nomi come «Corolla» o «Crown», perciò bisognava ricordarli col rispettivo numero. Come le Mercedes e le Bmw. Come le sinfonie di Brahms.
Finalmente un uomo alto venne verso di lui, attraversando in diagonale il salone. Alto e corpulento. Ma per essere così massiccio, aveva un portamento agile: i suoi grandi passi energici lasciavano intuire la velocità a cui si sarebbe potuto muovere. Era Ao, senza possibilità di dubbio.

Inseguendo un’ombra – Andrea Camilleri

camilleri

D’estate leggiamo più libri e quindi leggiamo anche più libri ‘leggeri’, o almeno così raccontano le statistiche.
In realtà capita anche a me di leggere di più e spesso mi sono trovata tra le mani un romanzo di Andrea Camilleri con il suo Montalbano (degnissima cosa, eh!). Stavolta, però, mi sono letta ‘Inseguendo un’ombra‘. Una storia che mi ha intrigato fin da principio per l’inventiva con la quale Camilleri ha dato vita ad una personaggio verosimile partendo da poche, scarse annotazioni storiche. Un ritratto nato dalla splendida capacità dello scrittore di risvegliare una ‘potente azione narrativa’, trascinante e particolare, che narra di un giovane ebreo, Samuel, che si convertirà al cristianesimo.

Ha finito il giro, ha consegnato ampolla e scatola, ma invece di pigliare la strada del ritorno Samuel si dirige verso la bottega di Salvatore Indelicato, maestro d’erbe, che ha il giusto rimedio per ogni male, da quello caduco alla febbre terzana, dal dolor di denti alla cacarella. S’affaccia sulla soglia della bottega, dentro ci sono i due clienti, meglio non entrare. A un tratto Salvatore alza gli occhi e lo vede. Allora Samuel ritorna alla piazzetta, si nasconde dentro un portone dal quale, non visto, può controllare l’ingresso della bottega. Dopo un po’ vede uscire uno dei due clienti, infine compare anche il secondo.
Samuel schizza fuori dal portone, traversa di corsa la piazzetta, entra nella bottega ansimante.
«Ccà sugno» gli dice Salvatore dal retrobottega.
Dopo pochi minuti Samuel è di nuovo fuori. In tasca ora ha un po’ di bei soldini che Indelicato gli ha dato in cambio della scatoletta rotonda con la polverina sottratta a quella destinata a don Ramunno Scalìa. È da qualche anno che Samuel fa di questi traffici con il maestro d’erbe. Nel fondo del pozzo asciutto di Cirinnà, dentro un sacchetto di cuoio coperto da un cumulo di pietre, c’è ormai una discreta somma. Ma non basta per quello che ha in mente.

Il tango della vecchia guardia – Arturo Pérez-Reverte

viejo_almacen2

Passato il tempo e scivolati i giorni.
Nemmeno me ne sono accorta, immersa nella lettura, e le ferie sono sfumate nel colore del tramonto.
La sera arriva più in fretta e m’è passata la dolce voglia di far nulla. Anche il fresco ha la sua parte, mi sa.
Comunque sia, riparto con i consigli di libri vari per chi ha voglia di scrivere, ma anche no.
…E riparto con leggerezza…
Arturo Pérez-Reverte e il suo ‘Il tango della vecchia guardia’. Protagonisti: Max Costa e Mercedes (Mecha) Inzunza, il tango, gli scacchi. Un vasto intreccio sviluppato nel tempo che racconta con pennellate di nostalgia la mondanità del periodo pre – bellico e con passione descrive il tango delle origini, quel ballo così poco ‘per bene’ e quelle gambe che s’intrecciano…

«Bene.» Lei insinuava simpatia e forse condiscendenza. « I suoi inizi sono stati nobili, anche se umili.»
«Nessun inizio umile è nobile.»
«Non dica così.»
Lui rise tra i denti. Quasi tra sé. Avvicinandosi all’acqua, il coro dei grilli e delle rane della riva si fece quasi assordante. L’aria era più umida, e lui notò che la donna sembrava tremare di freddo. Il suo scialle di seta era rimasto nel locale, sullo schienale della sedia.
«Cosa ha fatto da allora? Da quando è tornato in Spagna?»
«Un po’ di tutto. Sono andato un paio d’anni a scuola. Poi me ne sono andato di casa e un amico mi ha trovato lavoro all’hotel Ritz di Barcellona, come fattorino. Cinquanta pesetas al mese. Più le mance.»
Mecha Inzunza, con le braccia incrocrociate, continuava a tremare per l’umidità. Senza dire una parola, Max si tolse la giacca, rimanendo in gilet e maniche di camicia, e la mise sulle spalle della donna. Nemmeno lei disse nulla: mentre gliela appoggiava sulle spalle, Max fece scivolare lo sguardo sullo scorcio della sua nuca lunga e nuda, che la luce diffusa dall’altro lato del ponte ritagliava sotto la sfumatura dei capelli.

Shopping con Jane Austen – Laurie Viera Rigler

ok 1

Alcuni libri non mi piacciono, li leggo, ma li porto a termine solo per la curiosità di scoprire come farà l’autore a riannodare tutti i fili che sparge nella trama, se qualcuno lo dimentica, se, invece, di sorpresa riesce a coinvolgermi. Beh, ‘Shopping con Jane Austen‘ di Laurie Viera Rigler non può, per esempio, gareggiare con ‘Il cardellino‘ di Donna Tartt.
Sicuramente però, è divertente e può far passare un paio d’ore senza rimuginare i soliti problemi il che è già un buon servizio, no?

Sono passati cinque giorni da quando sono ostaggio in un altro corpo e quest’ultimo sta inniziando a mandare un cattivo odore. Non c’è da meravigliarsene: non soltanto la mia unica alternativa alle abluzioni quotidiane è rappresentata da una caraffa e una bacinella (di cui metà del contenuto finisce sul pavimento invece che su di me), ma al posto del deodorante devo ricorrere a spruzzarmi del profumo fiorato sotto le ascelle. Non oggi però, decido, scostando le coperte e suonando il campanello per chiamare Barnes, che, come sempre, compare alla mia porta pochi secondi dopo.
«Barbes, o bisogno di un bagno.»
Mi guarda piuttosto agitata. «Adesso, Miss Mansfield?»
«Forse preferisci distribuire bottiglie di profumo da mettere sotto il naso di tutti quelli che mi si avvicinano?»
«Ma arriverà in ritardo in chiesa.»
«In chiesa? Barnes, io puzzo!»
Si torce il grembiule tra le mani. «Ma sua madre tiene molto alla puntualità…»

Photo: blog.libero.it

L’ultima frontiera – Howard Fast

cheyenne

Le mie affinità elettive con un popolo? Cheyenne: ‘popolo degli uomini’. Indubbiamente.
Fieri e combattenti, finché è stato possibile e, forse, anche oltre. La lunga marcia falcidiante per sfuggire alla prigionia delle riserve e raggiungere a mille chilometri di distanza la terra dei padri! Ho letto in un fiato ‘L’ultima frontiera’ di Howard Fast, che racconta di uomini bianchi leggendari come Wyatt Earp e Buffalo Bill o il generale Crook e lo sterminio, a più riprese, dei Cheyenne.
Fa pensare alla ferocia del mito della Frontiera, di ogni frontiera.

– Di là! – gridò Sedberg. – Trombettiere, maledizione, suona!
Le note della tromba sembrarono animare uomini e animali di un comune desiderio. I muli presero la rincorsa. Ma la guida, in piedi sulle staffe, tirò Sedberg per un braccio e protestò:
– Signor capitano, sono squaw… voi pazzo a correre dietro le loro donne e lasciare tutti quegli sporchi Soldati Cani prenderci alle spalle.
Ora Sedberg capì, le donne e i bambini si stavano allontanando verso sud-est, nella direzione da cui erano giunti. Gli uomini , i guerrieri, agili come cavallette sui loro piccoli pony, si stavano girando per colpirlo su un fianco. Egli cercò disperatamente di far voltare i suoi uomini e poi, mentre i loro muli volteggiavano in preda alla confusione, gridò che la colonna si fermasse.
Ora in cielo si vedeva un lieve accenno roseo di alba. Le squaw e i bambini cavalcavano verso di esso, furono avvolti dalla nebbia e dall’oscurità e gli uomini, consapevoli che le loro famiglie erano oramai al sicuro, sfilarono con aria arrogante di fronte alla fanteria a cavallo. Finora non si era sparato un colpo. Sedberg che sapeva che i muli non avrebbero potuto attaccare in qualche ordine, comandò agli uomini di smontare e di aprire il fuoco.
Gli indiani si allontanarono danzando.
I soldati smontarono indolenziti dai muli, tenendosi stretti alle redini, cercando di disporre gli animali in ordine sparso, che desse loro spazio per sparare, inveendo contro le bestie stanche e recalcitranti. Vanest rimase in sella; era stato abbastanza in cavalleria per capire che tutta la manovra era maldestra al punto da rasentare il suicidio. Solo lui previde la carica travolgente dei Cheyenne, proprio mentre la fanteria era alle prese con i muli. Vide i Cheyenne aprirsi come un ventaglio, precipitarsi sui soldati come foglie spazzate da una bufera, strillando, urlando, spaventando i muli, passando al galoppo fra di essi e lasciando l’intera compagnia disarcionata in preda alla massima confusione.

Photo: http://www.crystalinks.com

Il colonnello Chabert – Honoré de Balzac

lawyer-28782_640

M’è piaciuto ‘Il colonnello Chabert’ dove Balzac descrive le difficoltà del rientro del colonnello, creduto morto e invece scampato e vivo perché nascostosi sotto un pila di cadaveri.
Al suo ritorno troverà la moglie già sposata con un altro e tutti i suoi bene da lei incamerati.
Si rivolgerà ad un avvocato per veder ristabilito il suo ruolo nella società parigina e per riavere almeno i suoi possedimenti. Profonda storia di un uomo che, più che sconfitto e avvilito dalla solita cattiveria della donna che diceva di amarlo e dagli ‘amici’, si arrende alla potenza della burocrazia, alla sua macchina cigolante che riesce a calpestare e stritolare ogni desiderio di riscatto.

In quel momento il vecchio non esisteva più. Erano gli occhi dell’uomo energico che brillavano, riaccesi dal fuoco del desiderio e della vendetta.
– Bisogna forse transigere, – disse l’avvocato.
– Transigere? – ripeté il colonnello Chabert. – Sono morto, o sono vivo?-
– Signore,- aggiunse l’avvocato, – spero che lei seguirà i miei consigli. Si accorgerà ben presto dell’interesse che prendo alla sua situazione, quasi senza esempio nei fasti giudiziari. Intanto, le darò due righe per il mio notaio, che le consegnerà, contro quietanza, cinquanta franchi ogni dieci giorni. Non sarebbe conveniente che lei venisse qui a cercare soccorsi. Se lei è il colonnello Chabert, non deve essere alla mercé di alcuno. Darò a questi anticipi la forma di un prestito. Lei ha dei beni da recuperare, è ricco.
Quest’ultimo scrupolo strappò al vegliardo qualche lacrima. Derville si alzò bruscamente, forse perché non si usava che un avvocato mostrasse di commuoversi; passò nel suo studio, e ne tornò con una lettera sigillata che porse al conte Chabert. Quando il pover’uomo la prese in mano, sentì attraverso la carta due monete d’oro.