Armi, acciaio e malattie- Jared Diamond

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Jared Diamond ‘Armi, acciaio e malattie’. Questo, il libro che m’è capitato in mano oggi. Un racconto molto intenso sul perché alcune popolazioni sono riuscite a diventare ‘ricche’ e altre, invece, non sono ci sono riuscite. Diamond non ne fa una questione di razza, ma di caso e indaga la storia delle genti attraverso varie fonti di conoscenza, come la linguistica, l’archeologia, la genetica. Ottimo testo divulgativo!

Cosa ci facevano questi ceramisti austronesiani su quelle isolette? Probabilmente le stesse cose che facevano laggiù fino a poco fa. Nel 1972 visitai uno di questi villaggi sull’isolotto di Malai, nel gruppo delle Siassi, non distante dalla grossa isola di Nuova Britannia. Quando approdai su Malai in cerca di uccelli, non sapendo nulla dei suoi abitanti, fui stupefatto da ciò che vidi. Al posto del solito villaggio di capanne circondato da qualche orticello e con qualche canoa, trovai case di legno a due piani addossate l’una all’altra che non lasciavano spazio per le colture – l’equivalente guineano di Manhattan. Molte grosse canoe erano a secco sulla spiaggia.

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La pronoia è l’antidoto alla paranoia. 888 modi per diventare selvaggiamente felici – Rob Brezsny

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Ci divertiamo? Sì. Alleggeriamoci un po’ per il fine settimana!
Propongo la lettura interattiva di ‘La pronoia è l’antidoto alla paranoia. 888 modi per diventare selvaggiamente felici‘ di Rob Brezsny. Proprio lui, l’autore dell’oroscopo letterario pubblicato in Italia sull’Internazionale e in altre 133 testate nel mondo.
Sicuramente, seguendo i suoi consigli sarà possibile vivere con più serenità! 😉

C’è qualcosa di peggio che svegliarsi la mattina senza avere nulla di cui preoccuparsi, nessun problema da risolvere e nessun attrito stimolante? Una condizione del genere rappresenta una potenziale minaccia per la nostra salute: se non curata, rischia di suscitare un senso di nostalgia e di rimpianto per tutte quelle piccole difficoltà che in passato ci hanno regalato qualche brivido, seppure di bassa lega.

La riva del silenzio – Paul Yoon

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Ci sono libri che raccontano di te, anche se non lo sanno. Libri che rispecchiano esperienze che puoi condividere con il protagonista, perché combaciano con alcune delle tue. In questi anni poco stanziali, m’ha colpito la grande leggerezza con la quale Paul Yoon, in ‘La riva del silenzio‘, racconta di un giovane nordcoreano, salvato da militari americani che, per la capacità di lavorare egregiamente con le mani, viene spedito in Brasile, a lavorare nella bottega di un sarto cinese.
Scrittura leggera, perfetta, schietta.

Santi si aprì un varco. Il chiarore della luna illuminò un livido sulla guancia. Yohan finse di non notarlo. Scartò una barretta di cioccolato e la divise con loro.
Sentì l’erba bagnata sotto contro il palmo delle mani. Il freddo della coperta sulle caviglie. Volse lo sguardo verso l’insediamento. Sul tetto di una baracca c’erano alcune piante in vaso. Da terra un gatto balzò sul tetto e si affilò le unghie sulle foglie. Qualcuno ascoltava una canzone francese da un grammofono.
Non sapeva che ore fossero. Poteva essere quasi mezzanotte o più tardi. Una notte limpida calò sulla terra. DI tanto in tanto si udiva un’automobile, ma da quel punto la città era invisibile, nascosta da crinali e promontori.
Yohan aveva assaggiato il cioccolato per la prima volta al campo. Lo avevano mandato dall’America. Un’infermiera aveva appoggiato la barretta sul tavolo operatorio umido e l’aveva tagliata con un bisturi.

Il codice perduto di Archimede – Reviel Netz e William Noel

Oggi ho ritrovato sotto una pila di libri un po’ vacillante: ‘Il codice perduto di Archimede’ di Reviel Netz e William Noel. La storia affascinante ed intrigante di un libro. La vicenda è storia, nulla d’inventato. Tutto ciò che sappiamo degli autori antichi lo dobbiamo soprattutto agli amanuensi, monaci e non, che hanno ricopiato per secoli il materiale che arrivava alla loro portata. Di Archimede esistono tre testi: il testo A, perduto da un umanista italiano nel 1564; il B che è stato visto per l’ultima volta nella biblioteca del papa nel 1311 a Viterbo e quest’ultimo, il C raccontato in questo libro e acquistato il 29 ottobre 1988 da un privato ad un’asta di Christie’s a New York. Il testo conteneva scritti che non comparivano né nel manoscritto A né nel manoscritto B, ma due inediti di Archimede: ”Il Metodo” e “Lo Stomachion”. Unico problema: le pagine di pergamena erano state cancellate e sovrascritte per 7 volte. Archimede era lì a portata di mano in un volume di preghiere.

Entusiasmante scoprire quali e quante tecniche hanno adottato per estrapolarlo…

Dunque i codici A e B erano stati gettati sulle coste dell’Italia. Ma il codice B non ci rimase a lungo: le sue tracce si perdono nel 1311. Il codice A, d’altro canto, divenne uno dei più ambiti del del Rinascimento italiano. Nel 1450 era nelle mani di papa Nicola V, che incaricò Jacopo da Cremona di tradurlo di nuovo. Nel !492 Lorenzo il Magnifico inviò il Poliziano, filosofo erudito oltre che poeta, alla ricerca di testi che mancavano nella sua biblioteca. Poliziano trovò il codice A nella biblioteca di Giorgio Valla a Venezia e se ne fece fare una copia. Oggi questa copia è conservata in uno dei capolavori architettonici di Michelangelo, La Biblioteca Laurenziana a Firenze.

Consigli matrimoniali alle figlie sovrane – Maria Teresa d’Austria

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Ho pescato al volo, passando, dallo scaffale ‘divertenti‘ un libro che mi fa sorridere, in realtà profondo esempio di amore materno, scritto da Maria Teresa d’Austria e intitolato ‘Consigli matrimoniali alle figlie sovrane‘. Maria Teresa ne aveva di pensieri! Sedici figli, il primogenito imperatore, e tre figlie spose di re: Maria Amalia a Parma, Maria Antonietta in Francia e Maria Carolina a Napoli! Mi piace la sincera sollecitudine e preoccupazione di mamma che esce da queste lettere! Mi piace la chiarezza di pensiero di questa donna e la sua concretezza!

(Dalla lettera a Maria Amalia fine di giugno 1769)

[…] Che potete fare nei confronti di un principe così colto, così informato, com’è vostro marito? Con che cosa lo divertirete? Con le storielle di qui e della vostra fanciullezza? Con il racconto del vostro viaggio? Della mia malattia? O delle avventure di gente che non conosce, che non può interessarlo e che per se stessa ha poco valore?
Fatevi una regola di non raccontare mai cose di qui: vi si stimerà tanto di più. Non fate su qualsiasi soggetto confronti tra quello che si usa qui e a Parma, salvo che vostro marito lo desideri. Non vogliate mai a Parma cose che qui si usano. Siete straniera e suddita: tocca a voi imparare e conformarvi, tanto più che siete più anziana del vostro sposo e signore e non dovete far pensare che lo vogliate dominare. Di più, vi si stima altera e prepotente: vi siete tirato addosso questo giudizio per qualche proposito e per piccole cose certo inopportune.
Non fate gli stessi errori a Parma; una tale condotta potrebbe causare la infelicità della vostra vita.
Anche il vostro viso, che del resto è piacevole, e l’aria vostra un po’ dura, per niente lieta e dolce, contribuiscono perché si formi questo giudizio.[…]

Photo: Maria Amalia

L’epigramma a Stalin – Robert Littell

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Robert Littell ha scritto parecchie spy story con trame che contrappongono la CIA e l’Unione Sovietica. Però, il libro che mi ha sedotto, nel retro di copertina m’ha intrigato la frase finale: “un romanzo stilisticamente perfetto” (e come potevo resistere?), è ‘L’epigramma a Stalin‘ dove l’autore romanza la vita del poeta Osip Ėmil’evič Mandel’štam, realmente vissuto e morto nel 1938 in Siberia. Le voci narranti dei vari protagonisti raccontano da vari punti di vista le peripezie del poeta tra fame, accuse, tradimenti, ma anche affetti e amicizie sincere come quelle dello scrittore Boris Pasternak e di Anna Achmatova. Prima al confino, poi in un campo di lavoro, il carcere nella Lubjanka dove inevitabilmente il poeta ‘confessa’ e, infine, l’esilio in Siberia.

«Pasternak ha minacciato di porre fine alla nostra amicizia profonda e di lunga data se non avessi distrutto questo epigramma scandaloso. Per quanto riguarda Achmatova, ho temuto che vomitasse sul pavimento del soggiorno quando l’ha sentito. Ha ripetuto che non era affatto una poesia bensì una polemica, una discussione politica che non colpiva nel segno perché Stalin non aveva nessun legame con l’Ossezia ed era universalmente rispettato, persino dagli avversari politici, per la sua sincerità e il suo idealismo. Lo stesso vale per Sergej Petrovič, di cui mi sfugge il cognome. Lo stesso vale per gli altri sei che hanno avuto la sfortuna di avventurarsi nel terreno comune che io e Nadežda avevamo creato, solo per scoprire di essere il pubblico prigioniero di un poeta impazzito. Tutti loro, a partire da Nadežda hanno sostenuto che non dovrei sprecare il mio talento, presupponendo che ne abbia, eseguendo gli ordini scellerati dei sabotatori e dei controrivoluzionari, che invece dovrei comporre un’ode che celebri la gloria di Stalin, il suo coraggio durante la Rivoluzione e la guerra civile, le sue imprese in qualità di costruttore del socialismo nel Paese e la sua guida ispirata che sta portando l’industrializzazione e la collettivizzazione nell’arretrata Russia.»

Il bambino senza nome – Mark Kurzem

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Sono stata molto coinvolta dal racconto di quest’uomo che ritorna nel passato, attraverso una valigia di ricordi e l’aiuto del figlio maggiore, voce narrante del libro, per ritrovare le proprie origini, addirittura il suo stesso nome.
Scampato, a cinque anni, allo sterminio dei nazisti grazie alla richiesta di un po’ di pane prima di essere ucciso, viene utilizzato dai soldati filonazisti come esempio e arma contro altri ebrei e poi consegnato ad una famiglia di civili.
Mente per tutta la vita. Prima per salvarsi poi per abitudine, finché in vecchiaia esplode la volontà di conoscersi e comprendersi fin dalle radici. Ritorna in Bielorussia ed in Lettonia e alla fine riesce a ricostruire la sua identità e la storia della sua famiglia.
Consigliato a chi ama le autobiografie e a chi vuole scrivere la propria.
A volte, la scrittura è un po’ lenta e sovrabbondante di particolari, ma vale sicuramente la lettura.
Il bambino senza nome‘ di Mark Kurzem.

Mio padre riprese a raccontare: «Finalmente i miei fratelli si addormentarono, e probabilmente mi appisolai anch’io sulla sedia, in cucina. Quando aprii gli occhi, mia madre era seduta di fronte a me, al buio. Era immobile. Potevo vederne solo la figura,, ma sentii che mi stava guardando. Mi chiamò a bassa voce, mi prese in braccio e mi tenne stretto. Ricordo che mi accarezzava i capelli, ricordo le sue dita muoversi dolcemente. E a un certo punto mi disse: “Domani moriremo tutti”».
Papà tacque. Rimase in silenzio un paio di minuti. Poi alzò gli occhi verso di me, ma appariva sconvolto.
«Sai,» disse lentamente «mia madre mi chiamava per nome, è indubbio che lo facesse, ma davvero non riesco a ricordarlo, quel nome. Posso udire ancora la sua voce, il suo modo di parlarmi, ma non riesco a sentire il mio nome.»

Photo: http://www.focusonisrael.org

L’uomo che andò in fumo – Maj Sjöwall e Per Wahlöö

Budapest

L’uomo che andò in fumo‘, scritto nel 1966 da Maj Sjöwall e Per Wahlöö con protagonista Martin Beck, alla sua seconda avventura, per gli amanti del giallo!
I due autori, marito e moglie, danno vita al genere del giallo procedurale, quello che vaglia ogni indizio, ogni pista e ogni prova.
L’uomo che andò in fumo‘ con sapore spionistico e ambientazione da guerra fredda ci distoglie dalle narrazioni ipertecnologiche e ipermovimentate per farci vivere una Budapest molto ben descritta, un momento storico ghiacciato e scolpito tra i blocchi Est ed Ovest, una caccia al giornalista Alf Matsson sparito chissà dove.
Mi piacciono i salti nel tempo!

L’uomo dell’ambasciata lo guardò inespressivo.
-Se anche pensassi qualcosa, preferisco tenerlo per me.
Un attimo dopo aggiunse:
La cosa è assai sgradevole.
Martin Beck salì in camera. Era già stata assettata. Si guardò in giro. Lì, dunque, aveva alloggiato Alf Matsson. Al massimo un’ora. Aspettarsi di trovare qualche traccia delle sue attività in quel breve lasso di tempo era chiedere troppo.
Che cosa aveva fatto Alf Matsson durante quell’ora? Era rimasto alla finestra a guardare le barche? Forse. Aveva visto qualcuno o qualcosa che gli aveva fatto lasciare l’hotel così in fretta da dimenticarsi di consegnare la chiave alla reception? Era possibile. Cosa poteva essere stato in tal cso? Impossibile dirlo. Se fosse stato investito per strada, il fatto sarebbe stato denunciato immediatamente. Se avesse pianificato di buttarsi nel fiume, avrebbe dovuto aspettare che facesse buio. Se avesse cercato di rimediare ai postumi di una sbornia con la grappa all’albicocca procurandosi un’altra ubriacatura devastante, allora aveva avuto sedici giorni per rinsavire. Era un po’ troppo. Tra l’altro di solito non beveva quando doveva lavorare. Era il tipico giornalista moderno, stava scritto da qualche parte sul rapporto della Terza Sezione, svelto, efficiente e capace di arrivare al nocciolo. Era uno di quelli che prima facevano il lavoro poi si rilassavano.

Dostoevskij- Tolstoj, duellanti di genio – Claudio Magris

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Oggi vorrei condividere un articolo che ho trovato sul Corriere della Sera di Sabato 13 giugno 2015 e che ho trovato piuttosto interessante: ‘Dostoevskij- Tolstoj, duellanti di genio‘ di Claudio Magris
L’inizio dalla prima pagina: Ricostruiti i conflitti fra i due scrittori. «Ti arrendi al male». «Tu scrivi di idioti». Dostoevskij e Tolstoj, i duellanti del nichilismo, hanno affrontato questioni morali che hanno investito anche il Novecento. I rapporti difficili tra i due nascono non tanto – e non certo solo – dall’invidia. Lo scontro avviene fra il cristianesimo pacifista e umanitario senza Cristo di Tolsoj, che Dostoevskij rifiuta, e la centralità del Cristo, e di una fede in un Dio trascendente per l’autore dei Demòni.
Il proseguo a pag 50 e 51: http://rassegna.be.unipi.it/20150613/SIM6070.pdf

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Il battello per Kew – Alberto Vigevani

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La storia di un cacciatore di libri: ‘Il battello per Kew‘ di Alberto Vigevani. Il protagonista Stephen Jacobi, un grande libraio antiquario londinese con la rara capacità di trovare libri straordinari, si ritrova alla fine della carriera a dover cedere a pochi soldi l’attività alla socia, a curarsi di sé stesso e combattere una malattia. Riscopre la voglia di vivere appena sente la notizia che a Firenze ci sono trattative per la vendita di una grande biblioteca. Parte per l’Italia dove appura che la vendita dei favolosi libri sembra una grande bufala. Però non si dà per vinto e così incontra Violante, una giovane donna molto bella, che odia i libri ma ama molto la vita.
Ambientato nel 1966 è un testo vivace e ironico che racconta, anche autobiograficamente, un uomo che vive, respira e si emoziona attraverso il prisma degli amati testi.

Avevano dovuto prendere posto in scomode ‘savonarole’ e accettare il rosolio che Stephen lasciò nel calice verdognolo appena intinte le labbra. L’ometto interrogava ora con umore polemico il Mancinelli intorno a quale genere di libri potesse interessare lui e il suo compagno, strisciando occhiate lumacose sulle gambe scoperte di Tosca, che portava una gonna piuttosto corta. Dietro la scrivania s’imponeva un armadione a vetri di diversi colori in forma di ottagoni, legati da fili di piombo. Mancinelli non era tipo da lasciarsi smontare, elogiava il gusto fine dell’ospite, da lui verificato in passato, quando gli aveva venduto incunaboli e testi antichi di alchimia; nel contempo, magnificava la passione collezionistica del signor Jacobi che non badava ai prezzi, sibbene alla qualità, e nonostante fosse inglese amava le cose nostre come ben pochi compatrioti. Si trattava di uno squarcio tra i più generici del suo repertorio di sensale; ripetuto su chiavi diverse, ora posate, ora scherzosa, riuscì a calmare il risentimento del pensionato, che si convinse a scostare di poco un’anta della vetrina, ritirando da un palchetto ordinato con scatole ricoperte di carte di Varese un fascicolo tenuto insieme da un nastro di seta.