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Il-segno

Il caffè era già freddo quando Anna si sedette al tavolo.
Non lo buttò. Lo portò alle labbra e ne bevve un sorso corto, come per controllare qualcosa. Poi posò la tazza esattamente dove l’aveva trovata. Il cerchio scuro sul tavolo era ancora lì, un segno preciso, come se qualcuno avesse voluto lasciare una prova.
Marco entrò dalla stanza accanto mentre lei guardava quel cerchio.
«Sei sveglia presto.»
«Già.»
Lui aprì il frigo. Rimase con la porta aperta qualche secondo, senza prendere niente. La luce gli cadeva sulla faccia, piatta.
«Hai dormito?»
«Abbastanza.»
Marco annuì, ma non disse altro. Chiuse il frigo e si versò dell’acqua. Bevve direttamente dalla bottiglia.
Anna prese il telefono dal tavolo. Lo accese. Lo spense. Lo rimise giù.
«Devi uscire?» chiese lui.
«Più tardi.»
«Io ho una riunione alle nove.»
«Lo so.»
Marco si sedette di fronte a lei. Guardò la tazza.
«È tuo?»
«No.»
Lui sorrise appena. «Allora di chi è?»
Anna non rispose. Spostò la tazza di qualche centimetro, giusto fuori dal cerchio.
«Era già lì quando mi sono alzata.»
Marco seguì il movimento con gli occhi. Poi guardò il segno rimasto sul tavolo.
«Strano.»
«Già.»
Restarono in silenzio. Da fuori arrivava il rumore di una macchina che partiva. Poi più niente.
Marco si alzò e andò verso il lavello. Aprì l’acqua, la lasciò scorrere senza usarla.
«Vuoi che lo butti?» disse.
Anna esitò. «No. Lascialo.»
Marco chiuse l’acqua. Tornò al tavolo. Si fermò dietro la sedia, senza sedersi.
«Anna.»
Lei alzò lo sguardo.
«Dobbiamo parlarne?»
«Non lo so.»
Marco appoggiò le mani sullo schienale. «Non lo so non è una risposta.»
Anna fece scorrere un dito lungo il bordo della tazza.
«Non è successo niente.»
Marco annuì lentamente. «Va bene.»
Ma non si mosse.
«È solo…» disse lei, poi si fermò.
«Solo cosa.»
Anna guardò il cerchio sul tavolo, più chiaro adesso che la tazza era spostata.
«È che le cose restano.»
Marco non disse niente.
«Anche quando pensi di averle tolte,» aggiunse.
Marco si sedette finalmente. Spinse la tazza verso il centro del cerchio, con un gesto preciso, come se volesse rimetterla al suo posto.
«Così non si vede,» disse.
Anna lo guardò.
«Si vede lo stesso,» rispose.
Marco lasciò la mano sulla tazza per un momento, poi la tolse.
Dalla strada arrivò il rumore di un autobus che frenava. Un soffio lungo.
«Farò tardi,» disse lui.
«Sì.»
Marco si alzò. Prese le chiavi dal mobile vicino alla porta.
«Ci vediamo stasera.»
Anna annuì.
Lui uscì senza chiudere bene. La porta restò socchiusa.
Anna rimase seduta. Dopo un po’ spostò di nuovo la tazza, lentamente. Guardò il cerchio.
Passò il pollice sopra il segno, come per cancellarlo.
Non venne via.

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