Milano, ore 8.43.
Francesca Liciferino, cronista di nera per un quotidiano locale, sale trafelata sul 5 barrato con una borsa a tracolla, un quaderno a righe, e due etti abbondanti di pazienza distribuiti tra fianchi e sorriso.
Ha appena lasciato il figlio alla materna, con uno scambio di battute sullo scoiattolo dislessico protagonista della nuova fiaba scolastica. Ad attenderla, in redazione, un pezzo da chiudere sul furto notturno in una scuola di danza.
Ma il destino, come sempre, ha altri piani.
Alle 9.17, mentre sta per varcare la soglia del giornale, riceve una telefonata da un numero ignoto. Risponde. È l’ufficio stampa del teatro San Martino.
«Ci risulta che lei oggi sia la relatrice della conferenza stampa sul debutto del nostro Festival del Gesto Improvviso.»
Francesca ride. «Dev’esserci un errore.»
«No, no, il suo nome è sulla locandina. Lei presenta. Alle 10.00.»
Click.
9.18.
Panico.
Francesca non ha la minima idea di cosa sia il Festival del Gesto Improvviso, non ha letto nulla, non ha con sé nemmeno un rossetto. Solo una penna blu con il tappo morsicato.
Chiede al collega della cultura: «Mai sentito.»
Google dice poco e male. Il sito ufficiale è offline.
Ore 9.22: decide di andarci.
Ore 9.41: entra nella sala del teatro. È pieno. Fotografi, assessori, gente con frange, occhiali rotondi e postura da performer. Un cartellone con il suo nome, enorme.
Sulla sedia, una cartellina con il programma: il festival è una rassegna sperimentale tra danza, arte marziale e scultura vivente. Tre giorni. Dieci nazioni. Sponsor giapponesi.
Ore 10.02: le passano il microfono.
Francesca sorride. Inspira.
E comincia.
Parla per sei minuti esatti.
Cita la necessità di “ritrovare il gesto originario nell’era del gesto automatico”. Parla di corpo urbano e imprevisto poetico. Lancia una battuta su TikTok e la crisi del polso come sede del pensiero. Il pubblico applaude. Un giapponese prende appunti.
Ore 10.45. Finisce. Standing ovation. Un danzatore coreano le regala una spilla a forma di gomito.
All’uscita, il direttore del festival le stringe la mano: «Lei è una rivelazione. Da dove viene?»
Lei sorride, si sistema la frangia sudata.
«Da un soufflé esploso alle 7.42 in un microonde difettoso. L’unico gesto improvviso che conoscevo, fino a stamattina.»
