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La giornalista e la fuga di gas letteraria

Ore 7.56, Milano est.
Francesca Luciferino, giornalista freelance specializzata in cronaca urbana e bar sport, si infila nella sua cucina con il solito entusiasmo da lunedì mattina.
Accende il gas. Niente.
Riprova. Ancora niente.
Annusa l’aria. Sente qualcosa.
Decide di non rischiare. Prende il cellulare e chiama l’amministratore.
Risponde sua moglie, Loredana, in viva voce, con toni da tragedia greca:
«Oddio Francesca, il gas! Anche noi! Mio marito è uscito, c’è puzza in tutta la via! Dice che arriva dalla libreria!»
La libreria sotto casa sua, per la precisione: La Rosa e il Torchio, specializzata in editoria indipendente, poesia contemporanea e prose non lineari.
Francesca è già sulle scale, con il taccuino in tasca e un maglione sopra il pigiama.
Ore 8.12: arriva in strada.
Ci sono tre condomini in accappatoio, due gatti spaventati, e la titolare della libreria, Mariella, che, con aria mistica, dice: «Secondo me il gas proviene da Perec. O forse da Walser. Li tengo accanto alla caldaia, sai com’è… atmosfera.»
Ore 8.24: arrivano i pompieri. Entrano nella libreria, escono dopo tre minuti con un tubo flessibile in mano e un’espressione sbigottita.
«Non è una fuga di gas,» annuncia il caposquadra. «È un umidificatore a forma di moka collegato a una presa difettosa dietro lo scaffale ‘Narrativa Francese’.»
Mariella sospira. «Mi sembrava facesse vapore poetico.»
Francesca prende appunti, fotografando la moka sospetta col cellulare.
Ore 9.07: rientra a casa, apre il computer, manda il pezzo al suo giornale con titolo: «Allarme gas e libri accesi. Piccolo incendio d’invenzione in via Ravizza.»
Ore 10.02: messaggio dal direttore.
«Ottimo articolo. Ironico, vivo, surreale. L’hai inventato?»
Lei risponde:
«No. Ma se vuoi ti presto l’umidificatore.»

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