Inseguendo un’ombra – Andrea Camilleri

camilleri

D’estate leggiamo più libri e quindi leggiamo anche più libri ‘leggeri’, o almeno così raccontano le statistiche.
In realtà capita anche a me di leggere di più e spesso mi sono trovata tra le mani un romanzo di Andrea Camilleri con il suo Montalbano (degnissima cosa, eh!). Stavolta, però, mi sono letta ‘Inseguendo un’ombra‘. Una storia che mi ha intrigato fin da principio per l’inventiva con la quale Camilleri ha dato vita ad una personaggio verosimile partendo da poche, scarse annotazioni storiche. Un ritratto nato dalla splendida capacità dello scrittore di risvegliare una ‘potente azione narrativa’, trascinante e particolare, che narra di un giovane ebreo, Samuel, che si convertirà al cristianesimo.

Ha finito il giro, ha consegnato ampolla e scatola, ma invece di pigliare la strada del ritorno Samuel si dirige verso la bottega di Salvatore Indelicato, maestro d’erbe, che ha il giusto rimedio per ogni male, da quello caduco alla febbre terzana, dal dolor di denti alla cacarella. S’affaccia sulla soglia della bottega, dentro ci sono i due clienti, meglio non entrare. A un tratto Salvatore alza gli occhi e lo vede. Allora Samuel ritorna alla piazzetta, si nasconde dentro un portone dal quale, non visto, può controllare l’ingresso della bottega. Dopo un po’ vede uscire uno dei due clienti, infine compare anche il secondo.
Samuel schizza fuori dal portone, traversa di corsa la piazzetta, entra nella bottega ansimante.
«Ccà sugno» gli dice Salvatore dal retrobottega.
Dopo pochi minuti Samuel è di nuovo fuori. In tasca ora ha un po’ di bei soldini che Indelicato gli ha dato in cambio della scatoletta rotonda con la polverina sottratta a quella destinata a don Ramunno Scalìa. È da qualche anno che Samuel fa di questi traffici con il maestro d’erbe. Nel fondo del pozzo asciutto di Cirinnà, dentro un sacchetto di cuoio coperto da un cumulo di pietre, c’è ormai una discreta somma. Ma non basta per quello che ha in mente.

La mossa del cavallo – Andrea Camilleri

Mossa del cavallo

«Dominivobisco.»
«Etticummi spiri totò» risposero una decina di voci sperse nello scuro profondo della chiesa, rado rado punteggiato da qualche lumino e da cannìle di grasso fetente.
«Intivìnni, la missa è.»
Ci fu una rumorata di segge smosse, la prima mesa del matino era finita. Una fìmmina ebbe una botta di tosse, patre Artemio Carnazza fece una mezza inginocchiata davanti all’altare maggiore, scomparse di prescia nella sacrestia dove il sacrestano, morto di sonno com’era sempre, l’aspettava per aiutarlo a spogliarsi dai paramenti.

Incipit di La mossa del cavallo
Andrea Camilleri

Personalmente adoro Camilleri. Mi piacciono i suoi personaggi, mi piace il suo dialetto creato ad hoc perché tutti gli italiani lo capiscano, mi piacciono le sue indagini e la presenza continua e persistente realtà italiana scomoda che rende molto contemporanea la lettura. Sarà anche perché nella nostra società e nel vari gruppi di governo non cambia mai nulla. I problemi rimangono sempre gli stessi e quindi anche un testo di Camilleri degli anni ’90 risulta attualissimo.
Tutti, escluso me, hanno la giusta ricetta per risolvere i nostri problemi, anche voi ne avete una?