Suite Francese – Irene Nemirovsky

suite.francese.irene_.Némirovsky

Grazie al film tratto dal libro si è riscoperta Irene Nemirovsky e la ‘Suite Francese‘, testo bruscamente interrotto dalla scrittrice per la cattura e la deportazione ad Auschwitz nel 1942. Irene sopravvisse solamente un mese in campo di concentramento. Ebrea, perseguitata per una religione che le pesava tanto da farla convertire al cattolicesimo pur di tentare di non farsi catturare, come il marito. Invano. Solo le due figlie riuscirono a fuggire e a portare in salvo alcuni manoscritti della madre. Così ‘Suite Francese‘ poté essere pubblicato, postumo, solo nel 2004 e non nella concezione originale Irene.
La vita stessa di Irene è un romanzo, fuggita alla persecuzione religiosa dalla Russia, dalla Finlandia e dalla Svezia per approdare in Francia, a Parigi e poi in un paesino anonimo: Issy L’Évèque. Spietatamente, comunque, catturata.

«Non avresti dovuto farlo», sospirò la donna con il neonato in braccio.
Un po’ di colore le stava tornando sulle guance. La vecchia Citroën mezza sfondata aveva compiuto un’abile manovra per liberarsi dalla calca, e i suoi occupanti ora si riposavano sul muschio di un boschetto. Una luna rotonda e limpida brillava in cielo, ma anche in assenza della luna un grande incendio che divampava all’orizzonte sarebbe bastato a illuminare la scena: gruppi di gente sdraiata qua e là sotto i pini, le auto ferme, e accanto alla giovane donna e all’uomo con il berretto c’era il paniere delle provviste, aperto, mezzo vuoto, e il collo dorato di una bottiglia di champagne stappata.
«No, non avresti dovuto farlo… non mi piace affatto, è brutto essere costretti a questo, Jules!»
L’uomo, piccolo e gracile, la faccia tutta fronte e occhi, la bocca appena accennnata e un mento sfuggente da faina, protestò:
«E allora? Dobbiamo crepare?».
«Lascialo stare, Aline, ha ragione», disse la donna con la testa bendata. «Che cosa possiamo farci? Quei due, credimi non meritano di vivere!»
Rimasero in silenzio. Lei era un’ex domestica; aveva sposato un operaio della Renault.

Photo: cinema-tv.guidone.it

L’orchessa e altri racconti – Irène Némirovsky

confidenza

Irène Némirovsky è stata, oltre una grande romanziera, anche ottima scrittrice di racconti: tra i suoi «modelli letterari c’erano Čechov, Maupassant e la Mansfield, dei qua­­li Irène amava l’asciuttezza, il cinismo venato di pietà, l’abilità nel delineare in poche pagine un intero mondo». Il libro che propongo s’intitola L’orchessa e altri racconti ed è una raccolta di nove racconti scritti tra il 1932 e 1941.
Consiglio la lettura di questo libro a tutti quelli che desiderano scrivere narrativa breve. Ottima lettura per tutti, comunque!

Un pezzetto di La confidenza:

«È meglio così» pensò. «Bisogna innanzitutto sottomettersi alla volontà divina. E poi cosa posso aspettarmi ormai dalla vita? Non sono più giovane. Non ho una famiglia. Per i Lambert non conto niente» aggiunse, e al solo evocarli il suo viso si contrasse in un’espressione amara: dei Lambert lei era la parente povera, impossibile dimenticarlo. «Sono il loro zimbello! Una vecchia istitutrice come me non dà certo lustro alla famiglia. Sono povera. Non ho amici. Se non dovessi sopravvivere all’intervento, la morte mi risparmierebbe anni di miserabile vecchiaia» disse ancora fra sé, cercando di calmare con pensieri rassegnati, ragionevoli, cristiani il suo triste cuore, che non reggeva alla paura e all’inquietudine.

I cani e i lupi – Irène Némirovsky

Agli occhi degli ebrei che vi abitavano, la città ucraina, culla della famiglia Sinner, era divisa in tre aree distinte, come certi quadri antichi: in basso i dannati, fra le tenebre e le fiamme dell’inferno; al centro della tela i comuni mortali, rischiarati da una luce pallida e quieta; in alto il regno degli eletti.

Incipit di I cani e i lupi
Irène Némirovsky

Storia di vite e d’amore segnati dalla diversità di classe sociale. Descrizioni aspre e sguardo aperto sul periodo storico ante guerra, sull’incomprensibilità degli eventi anti semitici, dalla penna di una donna ebrea che morirà in campo di concentramento a 39 anni.

bbb