Poesie – Matsuo Bashō

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Haikai e haiku, forme poetiche caratteristiche della cultura giapponese, devono la propria origine alla tradizione di comporre waka o uta (brevi poesie di regola formate da trentino sillabe distribuite in versi di 5-7-5-7-7) esistita nella letteratura giapponese già dal tempo del Manyōshū [Raccolta di diecimila foglie].
Il renga non era però una semplice composizione di più di due waka o uta ma un gioco, in cui l’unità poetica (le trentuno sillabe) veniva divisa in due parti, autonome e destinate a essere realizzate da due persone diverse. La prima, più lunga, di 5-7-5 sillabe, era chiamata chōku (ku lungo); la seconda, più breve, di 7-7 sillabe, tanku (ku breve).

Incipit di Poesie
Matsuo Bashō

Sì, lo so, sembra indigesto iniziare il giorno con la metrica giapponese! Ma in realtà è stimolante e magico, soprattutto se a gestirle, poi è un maestro come Matsuo Bashō e l’esito di questi giochi metrici è il seguente:

È primavera!
Sulla montagna senza nome
bruma mattutina.

Adoro le sue poesie. Riescono a creare la serena sospensione tra le decisioni quotidiane.

Centoundici Haiku – Matsuo Bashō

sera d'autunno

Bashō è una della figure maggiori della poesia classica giapponese. Per la forza della sua opera, ha imposto nella sua forma l’erte dell’Haiku, ma ne ha soprattutto definito la maniera, lo spirito: leggerezza, ricerca della semplicità e del distacco vanno alla pari con una estrema attenzione alla natura: L’haiku nasce dunque alle soglie del vuoto, di questa intuizione subitanea, che illumina la poesia, è l’istante rivelato nella sua purezza.

Incipit di Centoundici Haiku
Matsuo Bashō
a cura di Peter Otiv Norton
revisione poetica di Elena Pozzi
testo giapponese a fronte

Adoro questo saggio. Adoro la poesia di Bashō e la sua capacità di fermare gentilmente un momento nell’eterno. A volte è quello che serve. Bloccare un attimo, permettere di ricordarlo, e fare in modo che ci traghetti al di là della difficoltà e dell’emergenza in un nuovo assetto stabile.
La potenza della poesia e del ‘carpe diem’.

Secondo me
l’laldilà somiglia a questo –
sera d’autunno.