Shantaram – Gregory David Roberts

Gange

 

Scusate ma avendo terminato di leggere Shantaram mi sento particolarmente ‘orfana’.
Sarà la lunghezza (1177 pagine), sarà la bravura dell’autore, sarà la storia in sé o la folla dei personaggi così vividi, ma non riesco a staccarmene. Provo a leggere altro, ma ogni libro mi sembra un po’ insipido e torno a Shantaram. Un viaggio dentro l’India e dentro l’autore.
Vorrei proporvi il brano dove il protagonista ottiene il suo nome ‘di famiglia’ indiano (segno della massima integrazione di un uomo in una cultura non sua), che ho trovato non solo accattivante, ma anche divertente, gioioso, dolce e ironico:

“Avevo una possibilità di rinascere, di seguire il fiume interiore, di diventare l’uomo che avevo sempre voluto essere. Lo stesso giorno in cui mi spiegavano il “gioco della piena”, circa tre ore prima che rimanessi solo nella pioggia, la madre di Prabaker mi aveva raccontato di aver convocato una riunione delle donne del villaggio: aveva deciso di darmi un nuovo nome, un nome marathi, come il suo. Siccome vivevo nella casa di Prabaker, fu stabilito che il mio cognome dovesse essere Kharre. Siccome Kishan era il padre di Prabaker, e il mio padre adottivo, la tradizione imponeva che il suo nome diventasse il mio secondo nome. E siccome giudicavano che la mia indole fosse benedetta da una serena felicità – aveva concluso Rukhmabai – , le donne avevano deciso il mio primo nome. Shantaram, che significa “uomo di pace”, o anche “uomo della pace di Dio”.
Quei contadini avevano conficcato i bastoni nella terra della mia vita. Conoscevano il punto dentro di me in cui il fiume si sarebbe fermato, e lo avevano segnato con un nuovo nome. Shantaram Kishan Kharre. Non so se avevano scoperto quel nome nel cuore dell’uomo che credevano io fossi, o se l’avevano piantato come una pianticella di buon augurio, per farlo crescere e fiorire. Forse avevano scoperto la mia pace interiore, forse l’avevano creata loro. In ogni caso l’uomo che sono oggi nacque in quel preciso istante, mentre ero in piedi vicino ai “bastoni della piena” il viso rivolto al lavacro battesimale del monsone. Shantaram. L’uomo migliore che, lentamente e con troppo ritardo, cominciai ad essere.”

Shantaram – Gregory David Roberts

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Si torna al lavoro! Dopo la pausa – lunghetta in verità, mi accorgo ora – delle feste.
Sto quasi finendo di leggere un libro magico. No. Non è il libro che dà istruzioni per bacchetta e pozioni. Sicuramente è reale e realistico, ma ciò che ne fa una magia è la capacità dell’autore di farmi sprofondare nel suo animo e di seguire i saliscendi dei suoi sentimenti. Di strapparmi alla quotidianità e a farmi vedere altro. Il libro s’intitola ‘Shantaram’ ed è stato pubblicato nel 2003 (ma si trova facilmente in tutte le librerie anche adesso) scritto da Gregory David Roberts e ambientato in India, Bombay soprattutto, con puntate nell’entroterra e un viaggio di guerra in Afghanistan.
Oggi vi cito questo pezzetto che mi ha colpito molto ieri sera: ‘Riflettevo spesso sul mio passato tormentoso e sui dolori e le promesse del presente, ma non riuscivo a proiettarmi con fiducia, fede o abbandono nel futuro. Mancava qualcosa: un elemento, una prova, una prospettiva diversa che mi rendesse tutto chiaro. Ero sicuro che esistesse, ma non riuscivo a individuarla.’ Adoro la facilità con cui descrive il suo sentire e come mi permette di rispecchiarmi facilmente nell’incertezza di un futuro imminente e incombente.

Shantaram – Gregory David Roberts

Gange

Ho impiegato molto tempo e o girato quasi tutto il mondo per imparare quello che so dell’amore, del destino e delle scelte che si fanno nella vita. Per capire l’essenziale, però, mi è bastato un istante, mentre mi torturavano legato ad un muro. Fra le urla silenziose che mi squarciavano la mente riuscii a comprendere che nonostante i ceppi e la devastazione del mio corpo ero ancora libero: libero di odiare gli uomini che mi stavano torturando oppure di perdonarli. Non sembra granché, me ne rendo conto. Ma quando non hai altro, stretto da una catena che ti morde la carne, una libertà del genere rappresenta un universo sconfinato di possibilità. E la scelta che fai, odio o perdono, può diventare la storia della tua vita.

Incipit di Shantaram
Gregory David Roberts

Non c’è nulla da fare, a volte un libro arriva dritto in testa (non perché è caduto dallo scaffale e con le sue 1200 pagine ha regalato al malcapitato una commozione celebrale!) e se ne viene travolti.
Questo, per me, è accaduto con Shantaram.
Che fa allora il povero scrittore in fieri? Si rilassa e lo legge fino alla fine. Tranquillo e sereno, con la mente ben aperta: il libro gli insegnerà tutto. Più o meno. E gli darà gioia, gratificazione, divertimento… Buona giornata!